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CLARA MOSCHINI

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Dogane, la riforma UE è operativa

Mellano (Nord Ovest): "Uno dei più importanti cambiamenti degli ultimi decenni"

Fino a 2,7 miliardi di euro l’anno di possibili risparmi sui costi di compliance, più digitalizzazione, maggiore qualità dei dati e controlli più mirati. Sono alcuni degli effetti attesi della riforma del Codice Doganale UE, appena approvata, che apre una nuova fase per imprese, operatori logistici ed e-commerce e porta la gestione doganale sempre più dentro i processi aziendali. L’approvazione definitiva da parte del Parlamento europeo il 16 settembre e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell’UE il 19 settembre aprono la strada a un sistema destinato a cambiare profondamente il rapporto tra imprese, autorità doganali e commercio internazionale.

Come spiega Simona Mellano, Responsabile del Reparto Consulting & Academy di Nord Ovest, realtà attiva nella logistica e nelle spedizioni nazionali e internazionali, "la riforma del Codice Doganale dell’Unione segna uno dei più importanti cambiamenti degli ultimi decenni nel funzionamento della dogana europea. L’Unione doganale gestisce ogni anno scambi per oltre 4.300 miliardi di euro, pari a circa il 14% del commercio mondiale, mentre nel 2025 sono stati riscossi quasi 30,7 miliardi di euro di dazi. È tuttavia l’esplosione dell’e-commerce ad aver portato il sistema sotto una pressione senza precedenti. Gli articoli low-value importati nell’UE sono passati da circa 1,4 miliardi nel 2022 a 5,9 miliardi nel 2025, più che quadruplicando in tre anni. Il 93% dei volumi proveniva dalla Cina. Diventa quindi una questione di scala, oltre che di valore delle merci". 

"Nel primo semestre 2025 - prosegue Mellano - gli articoli low-value rappresentavano il 97,9% del numero complessivo degli articoli importati nell’Unione, ma soltanto il 2,1% del loro valore. La dogana europea si trova così a dover gestire miliardi di singoli movimenti, ciascuno dei quali genera dati, controlli e responsabilità. Per questo motivo le novità di maggior impatto operativo ed economico riguardano direttamente il settore dell’e-commerce e gli operatori logistici". 

Tra le principali misure della riforma figura l’introduzione di una nuova tassa di gestione europea per ogni articolo acquistato da negozi online di paesi extra-UE: l’importo, che i paesi UE inizieranno a riscuotere entro il 1° novembre 2026, sarà stabilito dalla Commissione europea e rivisto ogni due anni, aggiungendosi al dazio fisso di 3 euro per tipologia di prodotto importato, già applicabile da luglio 2026. Cambierà anche il ruolo di venditori e piattaforme e-commerce, che saranno considerati importatori e dovranno quindi assolvere gli obblighi doganali e garantire la conformità delle merci alla normativa UE. Per gli operatori affidabili e trasparenti, conformi alle norme UE, sarà inoltre previsto lo status “Trust and Check”, che consentirà di beneficiare di controlli meno frequenti e maggiore flessibilità nel pagamento di dazi e tasse, mentre la qualifica AEO sarà mantenuta per assicurare l’accessibilità dello status doganale anche agli operatori economici di dimensioni più ridotte. 

Il nuovo quadro prevede infine controlli più incisivi e un sistema di sanzioni graduate che, nei casi più gravi, potranno arrivare fino al 6% del valore annuo delle importazioni dell’operatore. Sempre per garantire maggiore uniformità applicativa è prevista la creazione dell’European Union Customs Authority e del Customs Data Hub, destinato a superare la frammentazione degli attuali sistemi nazionali. 

"Oggi l’Unione - spiega Mellano - si confronta con 27 amministrazioni doganali e oltre 100 sistemi e interfacce informatiche. Secondo la Commissione europea, il nuovo modello potrebbe consentire alle imprese di ridurre i costi di compliance fino a 2,7 miliardi di euro all’anno, mentre la progressiva sostituzione dei sistemi nazionali permetterebbe alle amministrazioni di risparmiare oltre 2 miliardi di euro l’anno sui costi operativi IT".

Ma la vera novità sarà organizzativa. "La nuova dogana punta a spostare il baricentro dal controllo della singola spedizione all’analisi del rischio e alla qualità dei dati. Per le imprese, questo significa che classificazione delle merci, origine, valore, documentazione e tracciabilità della catena logistica dovranno essere sempre più coerenti e verificabili. Il calendario sarà graduale, la preparazione deve però iniziare ora: la vera sfida sarà rendere affidabili i dati che alimentano la catena doganale.La dogana entra, a tutti gli effetti, nei processi aziendali. La compliance doganale dovrà quindi coinvolgere acquisti, logistica, amministrazione, sistemi informativi e gestione dei fornitori. Per le imprese, la compliance può così trasformarsi da costo amministrativo a leva di competitività”, conclude Mellano.

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EFA News - European Food Agency
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