Il caso: carne suina fuori dalle mense scolastiche a Piacenza
Consorzio Salumi: penalizzate eccellenze locali. Il sindaco: Islam non c’entra nulla
I salumi rappresentano una gloriosa tradizione per l’agroalimentare del piacentino. Ciononostante, lo stesso Comune di Piacenza li ha banditi dalle mense scolastiche. Il caso è finito nell’occhio del ciclone dopo essere stato sollevato dall’opposizione di centrodestra, a partire dalla consigliera Sara Soresi (FdI), secondo la quale “dal 20 ottobre, nel menu delle mense scolastiche di Piacenza, non compare più la carne di maiale”. Via, quindi, le scaloppine di lonza, la coppa con robiola e il prosciutto cotto, da sempre presenti sulle tavole dei piacentini, oltre che, naturalmente, nelle mense.
Rispondendo alle sollecitazioni della consigliera d’opposizione, l’assessore alle Politiche Educative Mario Datati ha negato qualsiasi collegamento con i regimi alimentari tenuti dai musulmani. “La consigliera Soresi strumentalizza una scelta autonoma dell’Ausl e degli specialisti per soffiare sul fuoco dell’islamizzazione nelle scuole”, ha dichiarato l'assessore. “Da tempo esistono menù specifici per i bambini di religione musulmana; per questa ragione gli aspetti religiosi non hanno alcuna influenza sui menù destinati a chi non presenta particolari esigenze di questo tipo”.
L’espulsione dei prodotti a base di carne suina dalle mense scolastiche sarebbe quindi da addebitare a mere ragioni pratiche di “mangiabilità”: la lonza, ha spiegato l’assessore, sarebbe stata sostituita con il vitellone perché talora risultata “stopposa”. La coppa sarebbe stata eliminata a seguito di un episodio di quasi soffocamento di un bambino. Il prosciutto cotto, previsto nel menù primaverile, è stato infine sostituito dal provolone.
La delusione più significativa è quella dei produttori. Appresa la notizia dai mezzi di comunicazione locali, il presidente del Consorzio Salumi Dop Piacentini Antonio Grossetti ha chiesto un incontro con il sindaco di Piacenza Katia Tarasconi, che, “si è resa disponibile”, riferisce. “È stato sollevato il rischio di deglutizione per i bambini. Eppure, portiamo avanti progetti finanziati dal ministero dell’Agricoltura per tramandare le nostre tradizioni anche nelle scuole elementari e nelle scuole di cucina e arriviamo a questo”, aggiunge Grossetti che, comunque, sottolineando quanto la decisione del Comune di Piacenza rischi di penalizzare delle eccellenze alimentari locali, ribadisce: “Siamo molto amareggiati per questa notizia”.
Da parte sua, tuttavia, il sindaco Tarasconi respinge le accuse al mittente e difende le scelte della sua giunta, rispondendo con un video sottilmente provocatorio, in cui appare con un panino alla coppa piacentina e dichiara: “Oggi è il mio compleanno e lo festeggio mangiando un bel panino con la coppa, che adoro. Quando ero bambina, mio nonno me la affettava con il coltello”.
“Si è costruito un caso nazionale sulla mia persona”, prosegue Tarasconi, “pur non avendo alcun ruolo nella definizione dei menu. Si sostiene che la carne di maiale sia stata eliminata per favorire un processo di islamizzazione, ma non è così. Non sono io a decidere cosa viene servito nelle mense. Lo stesso menù adottato a Piacenza è in vigore anche a Castel San Giovanni (amministrata dalla sindaca leghista Valentina Stragliati). Si tratta di un menù provinciale, definito da nutrizionisti e dalle Commissioni mensa, nelle quali siedono anche i genitori. La Coppa Piacentina fa parte della mia storia personale e della quotidianità del nostro territorio. Queste polemiche sono costruite ad arte per attaccarmi”, conclude il sindaco.
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