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CLARA MOSCHINI

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Smart Agrifood: il digitale avanza

Convegno dell'osservatorio della School of Management del Poli di Milano

Il digitale si fa sempre più strada nel settore agroalimentare italiano. A dirlo sono i risultati della ricerca dell'Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio Rise (Research & innovation for smart enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia. “Il digitale è servito! Dal campo allo scaffale, la filiera agroalimentare è sempre più smart!”, questo il titolo del convegno online che questa mattina ha evidenziato come il mercato italiano dell’agricoltura 4.0 continui a crescere e, nel 2019, abbia raggiunto un valore di 450 milioni di euro (+22% rispetto al 2018, il 5% del mercato globale da oltre 7,2 miliardi di euro). 

La maggior parte della spesa, ossia il 39%, è concentrata nei sistemi di monitoraggio e controllo, poi ci sono i software gestionali (20%) e macchinari connessi (14%), seguiti da sistemi di monitoraggio da remoto dei terreni (10%), di mappatura (9%) e di supporto alle decisioni (5%). Sono 415 le soluzioni 4.0 disponibili per il settore agricolo in Italia, offerte da oltre 160 fra aziende tradizionali e startup, principalmente dedicate all’agricoltura di precisione (soprattutto soluzioni che riguardano la coltivazione, semina e raccolta dei prodotti alimentari nei settori ortofrutticolo, cerealicolo e vitivinicolo) e, meno, allo smart farming, cioè all'applicazione del digitale anche ai processi non di campo delle aziende agricole. 

Da notare il boom della blockchain, che caratterizza il 43% delle soluzioni disponibili, seguita da QR Code (41%), mobile app (36%), data analytics (34%), e l’IoT, l'Internet of Things (30%). In generale, secondo la ricerca Polimi, dopo la finanza e la PA, l’agrifood rappresenta il terzo settore per progetti operativi blockchain. Non solo. In Italia cresce il numero di nuovi attori che propongono soluzioni digitali al settore agricolo: sono 737 le startup agrifood a livello internazionale, per un totale di 13,5 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti, attive soprattutto negli ambiti e-commerce (70%) e agricoltura 4.0 (20%), anche se le startup italiane attirano solo lo 0,3% dei finanziamenti complessivi. 

“Il settore agrolimentare italiano è in fermento, anche se emerge il divario evidente tra l’abbondanza delle soluzioni offerte a supporto delle attività prettamente agricole come semina, coltivazione e raccolta, rispetto a quelle che guardano alla pianificazione delle attività, alla gestione della logistica e agli altri processi aziendali di supporto”, commenta Andrea Bacchetti, direttore dell’Osservatorio smart agrifood. Eppure, fanno notare gli esperti, in un momento così delicato come questo, in piena emegenza coronavirus, il digitale può aiutare il settore agroalimentare a garantire sicurezza rispetto al cibo prodotto e alle persone impiegate,  ma anche efficienza agli attori della filiera. Non a caso, nelle imprese agricole che avevano già iniziato a digitalizzarsi, i vantaggi si sono rivelati enormi tramite soluzioni come il monitoraggio da remoto delle coltivazioni attraverso droni e sensori IoT in campo o i robot in stalla per la mungitura che possono essere utilizzati assieme ai droni per ridurre gli attacchi e i danni da parte degli animali selvatici. 

“Il dinamismo del mercato è testimoniato dalla continua crescita dell’offerta tecnologica e del numero di imprese che propongono le soluzioni ma, per un definitivo salto di qualità, è necessario puntare su soluzioni di filiera capaci di integrare due o più stadi dal campo allo scaffale, ancora marginali rispetto a soluzioni che insistono su una sola fase, in particolare quella agricola o del retail.”, spiega Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio smart agrifood.

Tra gli interventi al convegno, ovviamente da remoto, Bruno Bernardi (Responsabile Divisione IT, CSQA), Federico Desimoni (Direttore, Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP), Erika Marrone (Direzione Qualità, Sviluppo, Filiere, Alce Nero).

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