Deliveroo Italy, il gip nomina l'amministratore giudiziario
Convalidato il "decreto urgente". Deliveroo risponde: collaboriamo con le autorità
Il gip di Milano Roberto Crepaldi ha convalidato il decreto urgente del pm Paolo Storari con il quale è stato imposto un amministratore giudiziario per Deliveroo Italy, filiale italiana del colosso del food delivery acquisito da DoorDash. L'accusa sarebbe quella di aver sfruttato 3.000 rider a Milano e 20.000 in tutta Italia "approfittando dello stato di bisogno": da qui il controllo giudiziario urgente scattato nei giorni scorsi (leggi notizia EFA News).
“Dalle dichiarazioni rilasciate dai singoli rider - spiega il gip - i redditi di lavoro sono stati conseguiti svolgendo attività lavorativa con una disponibilità oraria media di 9/10 ore giornaliere per, almeno, sei giorni la settimana, per un totale medio di circa 54/60 ore settimanali: ben oltre, dunque, il normale orario di lavoro settimanale (40 ore), di un lavoratore subordinato”. Al contempo, però, fanno notare i magistrati, molti fattorini prendono stipendi ben sotto “la soglia di povertà”.
"Non appare dubitabile - scrive il gip - che in assenza di una seria e concreta forma di controllo possa determinare l’aggravarsi ed il protrarsi delle conseguenze del reato per cui si procede. È sufficiente prendere in considerazione sia la durata sia la diffusività delle condotte di sottoposizione ad un trattamento retributivo sproporzionato ed inadeguato alla qualità ed alla quantità del lavoro svolto”.
Secondo il giudice “appare evidente che sussista la necessità di un intervento urgente, in quanto l’ulteriore libera disponibilità delle aziende potrà certamente agevolare la commissione di ulteriori reati”.
In base a quanto scritto, il gip ha confermato la nomina di Massimiliano Poppi ad amministratore giudiziario che affianchi la società per superare i problemi evidenziati dalle indagini. Nell’atto siglato dal gip vengono elencati i compiti del commissario. “Al fine di impedire che si verifichino situazioni di grave sfruttamento lavorativo - scrive il gip - l’amministratore giudiziario controllerà il rispetto delle norme e delle condizioni lavorative alla base dell'accusa di caporalato, al fine di impedire che le violazioni si ripetano, adotterà adeguate misure anche in difformità da quelle proposte dall'imprenditore o dal gestore. Tale attività dovrà essere svolta in costante coordinamento con il giudice, al quale l’amministratore sarà tenuto a relazionare ogni tre mesi e, comunque, ogni qualvolta emergano irregolarità circa l'andamento dell'attività aziendale, anche al fine di adottare gli opportuni provvedimenti”.
L'amministratore giudiziario avrà come compito quello di garantire il ripristino della legalità. “Non si tratta, - scrive ancora il gip - come pure è stato affermato, di un compito di supplenza rispetto ad altre agenzie o poteri dello Stato rimasti inermi, né di adottare metodi che impongano alle imprese scelte organizzative con la forza propria del sistema penale". Si tratta, invece, scrive il gip "di garantire, con un metodo certamente meno invasivo rispetto al sequestro, con tutte le garanzie difensive proprie del processo penale e sotto la supervisione di un giudice, il ripristino della legalità, mediante la supervisione delle scelte dell’imprenditore che si ritiene l’abbia violata”.
"Si è pienamente consapevoli - sottolinea il giudice - che i diritti dei lavoratori non costituiscono, come quasi tutti quelli che la nostra Carta costituzionale proclama, un valore assoluto, ma che esso deve essere contemperato con altri interessi, quale la libertà dell’iniziativa privata. E si è anche consapevoli che eleggere un diritto, nel caso di specie quello alla retribuzione sufficiente e proporzionata, a 'tiranno' rischia, in definitiva, di sacrificarlo, impedendo di fatto l’attività d’impresa e, in sostanza, determinando la perdita del posto di lavoro”.
“Si è certi - prosegue il gip - che, anche grazie al controllo giudiziario, la legittima iniziativa imprenditoriale possa trovare, nella propria libertà su come organizzarsi, il giusto equilibrio tra le esigenze di redditività e l’equità delle retribuzioni”.
Deliveroo ha risposto con una nota in cui spiega: "riteniamo che le nostre operazioni siano pienamente conformi alla legge italiana e di aver agito sempre in modo responsabile, sia nel rispetto della legge, che nel rispetto del nostro dovere nei confronti delle migliaia di rider che hanno scelto la nostra piattaforma. Continueremo a collaborare pienamente nel proseguimento dell'indagine”.
EFA News - European Food Agency