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CLARA MOSCHINI

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Vino: sempre più importanza al "brand" in tempo di Covid

Indagine Nomisma per i grandi marchi sul mercato nazionale

Una ricerca di Nomisma Wine Monitor per i grandi marchi sul mercato nazionale ha rivelato che nella scelta dei vini, in particolare quelli di alta qualità, il brand, in particolare delle aziende “storiche” che da più tempo operano sul mercato, è rimasto in tempi di pandemia uno dei principali criteri di scelta. Un elemento fondamentale per i ristoratori nella formulazione della propria offerta in wine list, così come dichiarato dall’84% degli intervistati. Un fattore più importante dei premi sulle guide (63%) o della denominazione nota/famosa (52%).

Lo studio, realizzato in collaborazione con l’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi, si è concentrato sulle evoluzioni del mercato italiano ai tempi della pandemia, in particolare sui consumi di vino fuori-casa attraverso una doppia indagine: sui ristoranti e sugli Italiani che acquistano/consumano prevalentemente vino al di fuori delle mura domestiche. Ѐ stato realizzato nel periodo 22 settembre – 23 ottobre 2020 e ha coinvolto 124 ristoranti italiani, localizzati per il 31% nel nord est, per il 27% nel nord ovest, il 24% nel centro e il 18% nel sud del paese. La media delle etichette presenti nella carta dei vini del campione è pari a 420, il 77% degli intervistati propone un menù degustazione e il 94% dei campioni è segnalato almeno in una delle principali guide di settore.

Il brand gioca un ruolo importante per diverse ragioni, in primo luogo perché è un indice di affidabilità, e in un momento di così grande incertezza il cliente probabilmente ritiene opportuno adottare un approccio più prudenziale al processo d’acquisto", afferma il professor Piero Mastroberardino, presidente dell’Istituto Grandi Marchi. "Inoltre ai brand noti è spesso associato un più elevato tasso di rotazione, che in una fase come questa è importante sia per la sua capacità di restituire efficienza in linea generale alla gestione, sia perché riduce il rischio di ritrovarsi un invenduto in cantina di un ristorante nell’ipotesi malaugurata di improvvisi provvedimenti restrittivi dell’operatività”.

Infine, sui trend che si consolideranno nel settore nei prossimi anni, si riscontrano molte analogie con quanto sta accadendo nella società civile e nei principali settori economici. D’altronde, non poteva essere altrimenti. “Tra i principali cambiamenti indotti dal coronavirus, e che si manterranno anche nei prossimi anni, figura la digitalizzazione, considerata soprattutto in ambito promozionale e gestionale (dalla presenza sui social network alle modalità di prenotazione on-line fino ai rapporti con i fornitori): lo dichiara un ristoratore su quattro, accanto ad una gestione più efficiente degli spazi”, evidenzia Denis Pantini, Responsabile Nomisma Wine Monitor.

Nel complesso, il saldo dei ristoranti coinvolti nella ricerca ha evidenziato segno negativo, dovuto principalmente alla riduzione della clientela. Il 36% giustificava tale calo con la riduzione dei posti a sedere. Una variazione che ha comportato impatti sui produttori di vino: il 28% dei ristoratori ha dichiarato di aver ridotto il numero dei fornitori abituali (contro un 61% di chi li ha mantenuti costanti); e se nel 2019 il 68% dei ristoranti effettuava gli acquisti di vino mediamente ogni settimana/mese, con la pandemia tale frequenza è arrivata ad interessare un minor numero di titolari (il 55%).

Prima dell’ultimo Dpcm che ha introdotto ulteriori restrizioni nelle attività dei pubblici esercizi, il 65% dei ristoratori intervistati ha sostenuto che questa pandemia dovrebbe lasciare negli Italiani una maggior consapevolezza riguardo al valore che la ristorazione esprime, sia in termini di qualità dei cibi e dei vini offerti, che dei risvolti socioeconomici che lo stesso settore produce sull’intera filiera agroalimentare.

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EFA News - European Food Agency
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