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CLARA MOSCHINI

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Peste suina africana, il rischio si avvicina al nostro paese

Il mondo scientifico lavora alla scoperta di un vaccino

Il tema al centro della prossima Giornata della suinicoltura il prossimo 2 dicembre (in streaming).

Dopo la regione del Brandeburgo, in Germania, nei giorni scorsi anche la Sassonia ha dovuto registrare il primo caso confermato tra i cinghiali di Peste suina africana. Nel mondo attualmente più di 50 Stati, in Asia, Africa e Europa, sono colpiti da questa malattia contagiosa per i suini, che finora ha causato la perdita di oltre 7 milioni di animali solamente in Asia. È di queste ultime ore la notizia che Fao e Oie hanno lanciato un’iniziativa per il controllo globale della Psa proponendo a tutti i paesi l’adozione di una serie di interventi mirati, a iniziare dalla gestione del rischio rappresentata dalla presenza di cinghiali potenzialmente infetti.

La Psa non solo si sta avvicinando al nostro paese, ma rappresenta un pericolo di dimensioni enormi soprattutto da un punto di vista economico. Di questo, degli scenari europei e internazionali, delle prospettive attese dalla ricerca scientifica per la scoperta di un vaccino e delle eventuali ripercussioni economiche che si potrebbero manifestare nel malaugurato caso la malattia colpisse anche gli allevamenti suinicoli italiani, si parlerà il 2 dicembre prossimo durante la sesta edizione della Giornata della suinicoltura organizzata da Expo Consulting, che a causa delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria si terrà in web conference a partire dalle ore 17. Il titolo dell’evento è: “La minaccia della Psa tra preoccupazioni e opportunità commerciali”.

Francesco Feliziani, responsabile di laboratorio presso il centro di referenza per le pesti suine presso l’Istituto zootecnico sperimentale dell’Umbria e delle Marche, ha spiegato: "Nonostante l’Italia abbia a disposizione un piano di emergenza elaborato dai ministeri delle Politiche agricole e dell’Ambiente, organizzato e coordinato che permette ai servizi veterinari di intervenire immediatamente laddove si dovesse manifestare una segnalazione, occorre adottare tutte le misure preventive previste a iniziare dalla difesa delle nostre periferie affinché i cinghiali potenzialmente infetti non entrino in contatto di rifiuti alimentari e tanto meno vengano alimentati dalle persone, senza dimenticare l’applicazione rigorosa in allevamento di tutte le misure di biosicurezza affinché il virus non entri in porcilaia”.

Come per il CovSars2, anche per la Psa l’unica soluzione al momento è rappresentata dalla scoperta di un vaccino. Che ancora non c’è. Feliziani ha sottolineato che negli ultimi 10 anni la ricerca scientifica ha fatto passi da gigante. "Oggi siamo in grado di scomporre il virus, studiarne tutte le sue parti e valutarne ogni indirizzo sia in termini di pericolosità che di protezione immugene. Lo scorso anno è partito un progetto europeo, triennale, la cui finalità è proprio quella di arrivare alla scoperta di un vaccino. È una corsa contro il tempo, in cui anche Usa e Cina stanno lavorando nella medesima direzione”.

Intanto il ministro per le politiche agricole, Teresa Bellanova, in queste ultime ore ha convocato gli assessori regionali all’agricoltura per informarli dell’intenzione di proporre un decreto legge volto all’adozione di un piano di gestione e controllo delle popolazioni di cinghiali da parte delle regioni per prevenire la diffusione della Psa. “L’unica differenza rispetto alla norma attualmente in vigore è la necessità di intervenire con una finalità preventiva. Occorre mettere dei punti fermi rispetto a un problema serio che va affrontato con determinazione senza perdere ulteriore tempo”, ha affermato il ministro.

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EFA News - European Food Agency
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