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CLARA MOSCHINI

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I centri commerciali guardano al dopo covid

Audizione parlamentare del presidente del Cncc, Roberto Zoia

I centri commerciali si muovono per recuperare il terreno perduto durante l'emergenza covid, evitando di peggiorare la situazione in questa nuova fase. Per questo il presidente di Cncc, il Consiglio nazionale dei centri commerciali, Roberto Zoia, ha partecipato oggi all’audizione convocata dalla X Commissione attività produttive, commercio e turismo della camera dei deputati, un’importante occasione di confronto sulle proposte che da mesi impegnano l’Associazione per sostenere e rilanciare il settore del commercio.

Nell'occasione l’associazione ha sottolineato l’apprezzamento per gli sforzi che sono stati fatti dal governo in questi mesi di eccezionalità unica, ribadendo al contempo la necessità di promuovere una doppia tipologia di interventi: da un lato, impegnarsi sin da subito con iniziative innovative e concrete per rilanciare i consumi immediatamente dopo le riaperture, soprattutto in considerazione dell’imminente periodo natalizio che rappresenta normalmente intorno al 40% delle vendite annuali dei centri commerciali; dall’altro, sostenere economicamente il settore in sofferenza con adeguati ristori considerando che quello dei centri commerciali è stato uno dei segmenti del commercio più colpiti in assoluto.

In sede di commissione, tra le varie proposte, il Cncc ha richiesto nuovamente l’introduzione di una temporanea misura di riduzione dell’Iva su alcuni prodotti (dalla riapertura e per almeno i tre mesi successivi) per incentivare la vendita di prodotti fisici nei negozi e i servizi con somministrazione. Un ulteriore slancio ai consumi sarebbe garantito da un’auspicata semplificazione delle procedure per l’avvio di vendite straordinarie, dando libertà all’esercente di organizzare in qualunque momento dell’anno le vendite promozionali (con sconti del 20-30% su prodotti della stagione di riferimento) e di prevedere come misura temporanea la liberalizzazione delle vendite di liquidazione di fine stagione: questo in modo da consentire agli operatori di gestire le vendite in modo flessibile, in funzione dell’evoluzione delle misure di contenimento della pandemia, come peraltro già accade nel caso del commercio elettronico.

Inoltre, appare quanto mai urgente secondo il Cncc, in un contesto ulteriormente aggravato dalle recenti misure restrittive imposte dalle Regioni e dal governo sui centri commerciali, intervenire sulle altre disparità tra commercio fisico ed elettronico, eliminando i vantaggi competitivi, in particolare in termini di costi e tassazione, di cui attualmente gode l’e-commerce. Senza contare, evidenzia il Cncc, che online la vendita di beni non essenziali non è mai venuta meno.

Infine, ricordando che tra le misure adottate in sede europea a sostegno dell’economia rientra anche l’adozione di norme maggiormente flessibili in materia di aiuti di Stato per consentire agli stati membri di aiutare finanziariamente il tessuto economico, il Cncc appoggia l’impegno del ministero Economia e finanza a fianco della Commissione EU, auspicando che il limite attualmente imposto di 800 mila euro lordi di aiuti per impresa, possa essere superato almeno finché non sia terminato lo stato d’emergenza.

Con riferimento invece agli aiuti governativi, nei giorni scorsi il Consiglio nazionale dei centri commerciali ha avanzato alcune proposte di miglioramento del decreto Ristori bis, per eliminare criticità ed incoerenze. Innanzitutto, per evitare un’ingiustificata disparità di trattamento, è stato proposto di parificare la percentuale di credito d’imposta già previsto per i canoni di locazione anche agli affitti d’azienda, auspicando, inoltre, una revisione del requisito della riduzione del 50% del fatturato sul mese di riferimento quale presupposto per accedere al credito d’imposta: questo perché occorre considerare, secondo Cncc, che le attività commerciali stanno affrontando la seconda ondata di pandemia dovendo ancora recuperare i gravi effetti economici della prima.

Inoltre, il Cncc ha richiesto il riconoscimento del credito d’imposta per tutti i centri commerciali, non solo per quelli presenti nelle cosiddette zone rosse. Infatti, le strutture situate nelle zone gialle e arancioni, pur non essendo soggette a chiusura totale, hanno l’obbligo di chiudere nei giorni festivi e prefestivi, giornate in cui i centri commerciali registrano mediamente il maggior fatturato, circa il 30% dell’intera settimana. Il problema è che le strutture scontano l'inevitabile calo degli afflussi e delle vendite anche nei giorni infrasettimanali, a causa dell’introduzione di misure restrittive, tra le quali la limitazione alla mobilità con riferimento a Regioni e Comuni stessi che accrescono i timori sulla sicurezza dei centri commerciali.

fca - 14907

EFA News - European Food Agency
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