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CLARA MOSCHINI

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Legge di bilancio, le proposte di Assica

Audizione parlamentare del presidente Nicola Levoni

Durante l’audizione svoltasi alla commissione agricoltura della Camera dei deputati, il presidente di Assica (Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi) Nicola Levoni ha offerto una visione della situazione corrente e dei prossimi mesi che ci attendono, mettendo sul tavolo proposte di intervento concrete per il settore. 

Per esempio, alimentare il fondo suinicolo nazionale ampliandone la portata, che oggi prevede investimenti in informazione al consumatore e in innovazione, includendo progetti di sostenibilità. "Parimenti, per sostenere la preparazione delle imprese alla ripartenza dell’export, occorre guardare alle peculiarità di settore. Le nostre imprese, come anche poche altre dell’agroalimentare, sono soggette a procedure di autorizzazione per l’accesso a paesi terzi. Ciò richiede investimenti materiali (acquisto nuovi macchinari, costruzione sezioni dedicate di stabilimento) anche consistenti. Un credito di imposta fruibile in più anni consentirebbe di sostenere gli sforzi delle aziende che desiderano affacciarsi sui mercati esteri, ma per farlo devono sostenere investimenti importanti", spiega Levoni e sottolinea che nonostante esistano già strumenti a sostegno degli investimenti strumentali (Nuova Sabatini, piano transizione 4.0) questi appaiono tuttavia non adeguati a consentire il dispiego del potenziale di export delle nostre imprese. "Alcune misure sono infatti generaliste e poco si attagliano sulle specifiche esigenze del caso, altre sono invece focalizzate su investimenti di dimensione molto più grandi, altre ancora invece risultano troppo onerose nell’accesso dal punto di vista procedurale/burocratico". Levoni ha suggerito l'istituzione di una misura di credito d’imposta ad hoc a beneficio delle aziende agroalimentari che eseguono interventi di adeguamento ai propri stabilimenti produttivi con la finalità di ottenere abilitazione all’export verso paesi terzi.

Il presidente di Assica ha fatto notare che l’istituzione del fondo filiere agricole all’art. 21 con una dotazione di 150 milioni di Euro cita le sole filiere “agricole, dell’acquacoltura e della pesca” e non sembra coinvolgere in alcun modo la produzione agroalimentare che riguarda invece oltre il 70% della produzione agricola di base. "È a nostro avviso necessario includere la parola 'agroalimentari' per consentire di mettere in atto vere politiche di filiera, a beneficio di tutti gli operatori che contribuiscono al food made in Italy". Si è suggerito inoltre di prevedere la consultazione e l’acquisizione del parere dei tavoli di filiera per la allocazione delle risorse del fondo, proprio al fine di rendere l’impiego di questi fondi strutturale e non meramente assistenziale.

Un commento anche al rifinanziamento del fondo per il tavolo indigenti all’art. 70 con una dotazione di 40 milioni di Euro. Auspicando che sia una dotazione sufficiente a far fronte alle esigenze indotte dalla grave situazione pandemica contemporanea, l'Associazione ha suggerito che "venga fin d’ora previsto per l’ente gestore del fondo, Agea, il confronto con le rappresentanze delle imprese potenziali fornitrici dei bandi, in modo da acquisire indicazioni puntuali e tecniche circa la fattibilità delle forniture che vengono richieste".

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EFA News - European Food Agency
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