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CLARA MOSCHINI

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Esg, come comunicano le Mid e Small Cap quotate

Studio di benchmarking a cura di Intermonte e Polimi/Allegato

Intermonte Sim, investment bank italiana indipendente, presenta la quinta edizione dei “Quaderni di ricerca Intermonte”, studi su temi di interesse per il mercato che la società sviluppa di anno in anno in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano. Quest’anno lo studio su “Le strategie di comunicazione delle mid e small cap quotate su Borsa Italiana in ambito Esg: un’analisi di benchmarking”, si è concentrata sull’analisi della rendicontazione dei dati non finanziari di un campione selezionato di società mid e small cap italiane quotate, per valutare la completezza e l’efficacia della comunicazione delle metriche Esg e i risultati ottenuti in tale ambito (sulla base dei principali Kpi desunti dagli elenchi di vari framework nazionali e internazionali) nel corso del triennio 2017-2019. Questo ha consentito di individuare alcuni cluster fra le imprese a piccola e media capitalizzazione analizzate: le “esperte”, le “ambizione” e le “gregarie”.

L’analisi si è focalizzata, in particolare, su di un campione selezionato secondo criteri stringenti di 21 aziende non finanziarie (con un focus sui comparti industriale, energy e utilities) quotate sul segmento mid e small cap del mercato telematico azionario Italiano, scelte tra quelle coperte dalla ricerca di Intermonte Sim (rappresentanti circa il 95% della capitalizzazione dell’intero mercato azionario italiano) che nel 2019 hanno divulgato più del 70% delle informazioni mappate come rilevanti ai fini Esg. I dati mostrano che le società oggetto di analisi hanno divulgato in media il 73,8% delle informazioni considerate rilevanti. Grande attenzione viene data soprattutto alla componente Social (il campione ha comunicato in media l’88,0% dei parametri mappabili), seguita da quella Environmental (70,9%) e da quella di Governance (67,2%). 

La ricerca evidenzia che in ambito ambientale, solo il 33,3% del campione ha stabilito obiettivi quantitativi sulla riduzione delle emissioni di Co2 e solo il 23,8% li ha fissati sull’efficientamento energetico. Per quanto riguarda la componente governance, solo il 38,1% del campione ha effettivamente legato le proprie politiche di incentivazione e remunerazione anche alle variabili Esg; sul piano social, infine, appena un terzo delle società analizzate dispone di un Csr Manager preposto per la supervisione e l’implementazione dei piani di sostenibilità. Le società analizzate hanno performato molto meglio del mercato nell’arco del triennio: il valore mediano della performance è +76,6%, più del triplo rispetto alle blue chip e alle altre small e mid cap. Si può inoltre apprezzare la presenza significativa nel capitale delle aziende del campione di investitori istituzionali e fondi: in media il 18,1% del capitale totale è in mano a questi soggetti mentre il valore mediano è il 17%. 

Nel 2019 la maggioranza delle società analizzate (15 su 21) ha mantenuto una percentuale di forza lavoro di genere femminile inferiore al 25%; nel periodo 2017-2019, inoltre, tutte le aziende hanno modificato la composizione del proprio personale, ma non sempre a favore della parità di genere (10 su 21 hanno aumentato il numero di uomini in azienda); per quanto riguarda la gender diversity nei consigli di amministrazione, a fine 2019, questi rimangono ancora a maggioranza prevalentemente maschile per quasi tutte le società analizzate (solamente 2 su 21 hanno raggiunto o superato la quota del 50% di consiglieri di genere femminile); nonostante il 95,2% delle aziende possegga una politica sulla discriminazione di genere e sulla tutela delle pari opportunità, dati alla mano non è evidente uno sforzo corale in tale direzione.

Si propone in conclusione un modello riassuntivo delle diverse strategie analizzate, che classifica le aziende in tre diversi cluster: le aziende "Esperte" (5 su 21: spesso quelle di dimensioni maggiori e quotate da più tempo) caratterizzate da un livello molto buono di completezza dei dati a vasto raggio grazie al forte commitment del vertice; le ‘Ambiziose’ (7 su 21, spesso quelle entrate in borsa più recentemente); le ‘Gregarie’ (9 su 21) ovvero le aziende del campione che finora sono state meno complete e dettagliate nella comunicazione di tutte le variabili materiali; il gap può essere però recuperato attraverso un’azione di benchmarking rispetto alle best practice implementate dalle altre imprese più virtuose del campione.

A seguito delle interviste con il management delle aziende del campione, emerge inoltre che: la quotazione in borsa è un elemento catalizzatore per incrementare la sensibilità verso le tematiche Esg e incentivare il management a definire obiettivi specifici in tema di sostenibilità, dotandosi di strutture e di sistemi di controllo per la gestione e misurazione dei Kpi; per le Pmi è fondamentale che si implementi uno standard normativo chiaro come punto di riferimento univoco per tutti; per le Pmi è altrettanto importante aprire un dialogo continuativo con agenzie di rating e analisti specializzati, che per ora hanno guardato quasi esclusivamente alle blue chips.

Guglielmo Manetti, Ad di Intermonte SIM, ha commentato: "Il tema della sostenibilità sta monopolizzando l’attenzione dei mercati finanziari, consolidandosi come fattore centrale anche nelle strategie di investimento, grazie alla spinta delle autorità di mercato, dei legislatori europei e dei risparmiatori ad ogni livello, dai retail agli istituzionali. Pochi sono ormai disposti ad affidare i propri capitali ad imprese che non implementano strategie orientate alla sostenibilità di lungo termine, attraverso buone pratiche finalizzate alla tutela dell’ambiente, all’inclusione e welfare sociale e ad una governance trasparente e rispettosa di tutti gli stakeholder. Con questa analisi ci auguriamo quindi di fornire interessanti spunti di riflessione per i molti soggetti coinvolti e siamo lieti che Intermonte, nel suo naturale ruolo di punto di riferimento sul mercato italiano, possa dare un contributo fattivo al dibattito, nell’auspicio che il mercato dei capitali per le PMI italiane diventi sempre più efficiente".

In allegato la versione integrale di "Quaderni di ricerca Intermonte". 

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