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CLARA MOSCHINI

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Allevamento/2. "In Emilia Romagna risorse per 120 milioni in due anni"

Interventi dell'assessore Mammi e del presidente del Consorzio del Parmigiano, Bertinelli, all'assemblea Araer

“Nei prossimi anni la sfida per l’approvvigionamento del cibo sarà cruciale – ha sottolineato all’inizio del l’assessore all'agricoltura dell'Emilia Romagna Alessio Mammi intervenendo all'assemblea annuale dell'associazione allevatori regionale– e per questo è necessario investire e sostenere la nostra zootecnia che rappresenta un valore da comunicare bene, a dispetto di una disinformazione diffusa e di approcci ai vari problemi molto parziali. Nei 18 mesi che ci separano dall’entrata in vigore della nuova Pac (1 gennaio 2023 ndr) la nostra regione avrà a disposizione una dotazione di 408 milioni di euro di cui 120 saranno destinati al settore zootecnico. Risorse che per essere sfruttate, però, avranno bisogno di progetti ambiziosi che permetteranno alle filiere agroalimentari della nostra regione di ottenere il massimo rendimento dalle interessanti opportunità che ci aspettano. Non è più tempo di navigare a vista. Per riuscire a conciliare la produttività con la sostenibilità ambientale, economica e sociale serve una prospettiva di grande respiro che dobbiamo realizzare a partire da subito”.

Sul tema della food security e della lotta allo spreco è intervenuto anche il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli. “Il 40% del pil nazionale è legato all’asset campi-trasformazione-turismo – ha scandito nel suo intervento – una roba che va tutelata da chi in quell’asset ha un ruolo da protagonista. Cioè noi produttori, che gestiamo un fatturato complessivo di 140 miliardi di euro, 46 dei quali destinati all’export. Si fa presto allora a capire l’importanza di un sistema che oggi deve rispondere a una sempre più pressante richiesta proveniente dal mercato legata a come, quel prodotto, viene fatto. A livello globale attualmente produciamo cibo che potrebbe soddisfare il fabbisogno di 12 miliardi di persone, ma ne buttiamo il 38%. L’aumento della popolazione mondiale previsto da qui al 2050 non ci chiede di produrre di più, ma di farlo diversamente. Questo vuol dire saper giocare in anticipo, dimostrando di gestire la nostra distintività senza correre il rischio di doverla subire. È questo il prerequisito per continuare a stare saldamente sul mercato”.

Di insostituibilità del Sistema Allevatori AIA ha parlato infine Mauro Donda, direttore generale dell’Associazione italiana allevatori, ricordando che “il nostro sistema è articolato, sa dialogare con le aziende e poggia le sue basi su una procedura di raccolta dati identica dall’estremo nord all’estremo sud del Paese, un aspetto che non si può sottovalutare e che invece certifica i nostri valori. Questo non significa che non esistono margini di ulteriore miglioramento sul quale da sempre il nostro impegno è e sarà costante e approfondito”.

agu - 19712

EFA News - European Food Agency
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