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CLARA MOSCHINI

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Divella: "Ecco perchè cerchiamo un socio di minoranza"

Esclusivo: parla Vincenzo Divella

Il gruppo è interessato all'ingresso in società di un partner esclusivamente industriale e internazionale. la quotazione in Borsa non è in agenda.

Dopo alcuni rumors rilanciati dalla Reuters e dal Sole 24 Ore, da Rutigliano giungono una conferma e alcune precisazioni: la Divella, il secondo gruppo italiano per volumi di produzione di pasta secca, non è in vendita. La società punta a espandersi all'estero e cerca un socio, rigorosamente industriale, ed estero. L'obiettivo, come spiega il cav Vincenzo Divella, uno degli ad della società, in questa intervista esclusiva, è quello di spingere sull'espansione internazionale.

D. Cav. Divella, la vostra società da sempre interamente controllata dalla famiglia, per la prima volta sta ipotizzando l'apertura a un socio esterno.

R. Noi abbiamo avviato una ricerca di mercato, di cui avremo i risultati definitivi a breve, ma dai primi dati ci giunge una ulteriore conferma sui limiti dei consumi del mercato italiano della pasta secca, che non aumentano da anni e, anzi, risultano in leggera flessione. Da qui la necessità di guardare ai mercati internazionali: la crescita della Divella dovrà avvenire più all’estero che in Italia. Siamo di fronte a un bivio: o usare le armi tradizionali, facendo leva su una rete di agenti per raggiungere nuovi clienti, oppure trovare un partner industriale (e sottolineo industriale), localizzato in aree adeguate, come gli Stati Uniti o gli Emirati Arabi, che ci dia una spinta nella crescita.

Siamo all’inizio di un percorso: appena arriveranno i dati definitivi della ricerca di mercato, affideremo un incarico ufficiale a un advisor, una società specializzata, e faremo le prime verifiche sulle manifestazioni di interesse.

D. Realizzate già il 35% del fatturato all’estero, dove puntate maggiormente?

R. Sicuramente incrementare il mercato americano, dove siamo presenti ancora in modo marginale rispetto alle nostre potenzialità. Poi l’area del Medio Oriente, in particolare Dubai con gli EAU e la Cina, tutte aree dove c’è un grande lavoro da fare. In America potrebbero arrivare dei risultati immediati, in Cina abbiamo una prospettiva di qualche anno. Come siamo entrati con la pasta in paesi dove non si consumava, come quelli dell’ex Jugoslavia o l’Ungheria, siamo fiduciosi di poter espanderci in Cina.

D. Escludete un partner finanziario?

R. Cerchiamo assolutamente un partner industriale, perché ci può aiutare in modo più efficace, soprattutto se è del settore alimentare e già presente sui mercati che ci interessano.

D. Pensate comunque a un socio di minoranza?

R. Certamente, la Divella non è in vendita. Da quasi 50 anni riusciamo ad autofinanziarci, non abbiamo debiti né a breve né a lungo termine, non serve un partner per rilevare l’azienda ma che ci aiuti a crescere. Questo partner ovviamente deve poter partecipare dei frutti della crescita ed è logico pensare a una partecipazione azionaria di minoranza. Parlare di numeri sulla valorizzazione della società è assolutamente prematuro, abbiamo appena avviato il processo.

D. Prevedete anche a un approdo in Borsa?

R. No, non abbiamo bisogno di recuperare risorse dal mercato, ma di un supporto fondamentalmente manageriale per dare una spinta alle vendite. Non prevediamo una quotazione né nel breve tempo né nel lungo periodo, non abbiamo bisogno di finanziarci con nessuna operazione straordinaria. Non abbiamo bisogno di soci finanziari, ma di un partner che ci aiuti a crescere. Non si tratta di una necessità impellente ma di trovare la migliore opportunità per continuare a crescere. Dal punto di vista della quantità insieme a De Cecco siamo il secondo gruppo in Italia dopo Barilla: siamo già tra i leader e vogliamo crescere ancora con un partner industriale estero.

D. Continuano forti tensioni sui prezzi della materia prima, in forte aumento. Siete preoccupati?

R. Il mercato granario da sempre è un mercato a prezzi molto vili: non è possibile pagare il grano a quei prezzi e poi vendere la pasta al costo di una tazzina di caffè. Ora il prezzo del grano si sta adeguando a quotazioni più realistiche. Non posso dire che ci faccia piacere che il grano sia salito, perché rappresenta un costo per noi, ma un adeguamento era necessario. Ora però ci aspettiamo che la distribuzione ci dia una mano a valorizzare di più la pasta al consumatore. Attenzione, stiamo parlando di aumenti di 20 centesimi al chiilo, che noi riteniamo fisiologici perché quest’anno in particolare soffriamo gli aumenti del grano estero. L’Italia non è autosufficiente, ogni anno importiamo dai 25 ai 30 milioni di qli dall’estero, circa il 30% del fabbisogno italiano, il cui costo è praticamente raddoppiato da un anno all’altro, soprattutto per colpa del crollo della produzione di alcuni paesi, in particolare il Canada. La preoccupazione è che i prezzi continuino a salire, perché si innescano anche altri fattori speculativi che non sono fisiologici. Prima facciamo gli accordi con la grande distribuzione e prima si fermano le tendenze speculative.

agu - 20894

EFA News - European Food Agency
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