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CLARA MOSCHINI

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Foraggi: focus sull'impatto ambientale

I dati di Aife dimostrano la sostenibilità delle produzioni italiane

Focus sull'ambiente nel corso della recente assemblea dei produttori di erba medica associati ad Aife/Filiera Italiana foraggi.

“Nonostante le difficoltà imposte dalla pandemia – ha introdotto il presidente Gianluca Bagnara – la nostra attività in questi due anni non si è mai fermata e anzi ha avviato progetti importanti che non solo puntano a valorizzare l’erba medica e le foraggere prodotte in Italia, ma intendono caratterizzarle proprio come un valore in sé. Per questo è nato il progetto MediCarbonio, finalizzato a stabilire insieme al Crpa, nostro partner scientifico, gli standard per la corretta valutazione dell’impronta del carbonio nei terreni coltivati a erba medica della Romagna, a cui si aggiunge il recente via libera del ministero della Transizione Ecologica per la certificazione made green in Italy destinata a premiare le aziende produttrici più virtuose, documento rispetto al quale stiamo predisponendo il protocollo applicativo”.

“Abbiamo costituito un Gruppo scientifico a cui collaborano i più illustri professionisti del settore – ha aggiunto di voicepresidente Riccardo Severi - Avviato il censimento con i mangimisti sull’uso del foraggio in pellet essiccato, inoltrato la richiesta di sostegno legata al costo dei containers che negli ultimi mesi ha registrato aumenti vertiginosi; abbiamo avuto contatti con Enel per portare avanti il progetto Agri-Energia e ci siamo incontrati con i vertici del Gruppo GranLatte per verificare la possibilità di avviare una comunicazione di filiera legata al tema ambientale. Non tutte le iniziative sono in fase avanzata – ha sottolineato Severi – ma le basi che abbiamo gettato sono sicuramente impostate verso una loro definizione positiva”.

“I primi risultati del progetto Medicarbonio che stiamo analizzando – ha spiegato Maria Teresa Pacchioli del Crpa – ci consegnano una situazione a macchia di leopardo. È in ogni caso fuori discussione il vantaggio in termini di impronta di carbonio derivante dalla coltivazione di erba medica rispetto alla soia. I dati parlano chiaro. Se con una produzione di 10,8 tonnellate di sostanza secca/ha di erba medica si generano 129 kg di CO2equivalente/tonnellata/sostanza secca e 806 kg di CO2 equivalente/tonnellata di proteine, per 2,15 tonnellate/ha di sostanza secca di soia brasiliana il dato schizza a 6.031 kg di CO2eq/t di sostanza secca e addirittura 15.870 kg di CO2eq/tonnellate di proteine. Il dato si riduce molto se ci si riferisce alla soia italiana: con 2,75 tonnellate di sostanza secca/ha prodotte si generano 705kg di CO2eq/t/sostanza secca e 1.855 kg di CO2eq/tonnellate di proteine: il vantaggio dell’erba medica è comunque irraggiungibile”.

Sono una trentina gli impianti di trasformazione nel nostro Paese che fanno capo ad AIFE/Filiera Italiana Foraggi dove viene conferita l’erba medica prodotta su 90mila ettari di superficie, per una produzione complessiva di circa 1 milione di tonnellate/anno di foraggi essiccati e disidratati. Dopo la Spagna, l’Italia è il secondo maggiore produttore europeo. Importante il giro d’affari dell’intera filiera che tra indotto e fatturato permette ad AIFE/Filiera Italiana Foraggi di toccare una media annua di circa 450 milioni di euro, garantendo lavoro a circa 13.500 persone: 1.500 dipendenti, 8.000 agricoltori e 4.000 tra terzisti e fornitori.

red - 22626

EFA News - European Food Agency
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