Fumo: Commissione UE contro le sigarette elettroniche
Osservatorio Mohre: report su tabacchi mette in pericolo 66 mln fumatori europei
Ignorare i prodotti utili alla riduzione del rischio diventerebbe controproducente.
La Commissione Europea promette una guerra senza quartiere al tabagismo ma rischia di realizzare un autogol clamoroso. Il nodo critico è rappresentato dal recente Report di valutazione sulla Direttiva Tabacchi (Tpd), il documento appena pubblicato che orienterà le regole su vaporizzatori, bustine di nicotina, prodotti a tabacco riscaldato e aromi.
L'UE si era impegnata a fornire un parere scientificamente fondato e oggettivo, tuttavia le conclusioni lasciano intuire il contrario, secondo quanto riporta l'Osservatorio Mohre. Secondo i principali ricercatori di sanità pubblica e gli esperti di riduzione del danno da tabacco (sigarette elettroniche et similia), sarebbe un fallimento metodologico che rischia di mettere a rischio la vita dei 66 milioni di fumatori europei e 12 milioni italiani. Nonostante il lieve ma costante calo registrato negli ultimi due decenni, in Italia quasi uno su quattro (24%) tra i 18 e i 69 anni è ancora un fumatore.
Eppure le evidenze esistono: la Svezia, dove le alternative senza combustione sono disponibili da decenni, registra un tasso di fumatori quotidiani del 5,3%: quasi cinque volte inferiore alla media europea. Il risultato in termini di salute è misurabile e inequivocabile — il 39,6% in meno di morti per malattie correlate al tabacco e il 41% in meno di casi di cancro rispetto alla media UE. Una differenza così marcata che, nel dicembre 2024, il Parlamento svedese ha formalmente inserito la riduzione del danno da tabacco tra i principi della propria politica sanitaria nazionale.
Una lettura più attenta del rapporto UE mostra però come l'impianto di quest'ultimo sia a dir poco fragile. L'indagine, infatti, copre appena dieci Paesi membri su ventisette, si appoggia prevalentemente a dati precedenti al 2017 e attinge solo il 26% della letteratura da contesti europei, senza condurre alcuna analisi sostanziale sugli esiti della riduzione del danno. Eppure la relazione darà il via all'iter legislativo per la revisione delle direttive UE sui prodotti del tabacco e sulla pubblicità del tabacco, che la Commissione si è impegnata a completare entro la fine dell'anno, attesa dal 2022.
“E’ assai riprovevole che in Europa si continuino ad ignorare ricerche pubblicate sulle più autorevoli riviste internazionali. Oramai è certo che i prodotti senza combustione supportino i forti fumatori che non riescono a smettere. Le indicazioni sono costanti e confermate nel tempo. L’ultima revisione Cochrane di pochi mesi fa esamina oltre 30 mila partecipanti ed il contributo di 104 studi di cui 61 randomizzati in trials controllati e conferma con elevata certezza l’efficacia della sigaretta elettronica nella cessazione di fumatori resistenti a smettere. E’ inaccettabile che in questa epoca le decisioni politiche prescindano dalle evidenze scientifiche e restino chiuse in dogmatiche visioni nell’ambito delle quali si confonde la prevenzione dell’inizio con il dovuto aiuto alla popolazione più fragile che fuma, si ammala e muore per effetto della tossicità da combustione. Auspico un cambio di passo”, commenta Fabio Beatrice, direttore scientifico dell'Osservatorio Mohre sulla riduzione del danno.
Secondo Konstantinos Farsalinos, uno dei principali esperti europei di dipendenze e riduzione del danno e membro del board del Mohre, "imporre divieti o restrizioni eccessive su questi prodotti potrebbe avere l'effetto opposto a quello desiderato: incoraggiare il traffico illegale e spingere i consumatori verso scelte ancora più dannose. Ne è un esempio il caso della Danimarca, dove il divieto degli aromi per sigarette elettroniche nel 2022 ha avuto risultati opposti a quelli attesi, portando a un aumento del consumo tra i giovani e a un uso predominante di aromi che avrebbero dovuto essere vietati. Tali restrizioni e divieti scoraggiano inoltre i fumatori dal passare a prodotti a minor rischio e potrebbero costringere gli ex fumatori a tornare alle sigarette tradizionali".
Conclusione dell'Osservatorio Mohre è che "un eventuale inasprimento della Direttiva Tabacchi (Tpd3) potrebbe sottrarre strumenti che un corpus numeroso di ricerche considera non sicuri ma meno dannosi del fumo tradizionale". Con ricadute sicuramente negative per la salute dei fumatori europei.
EFA News - European Food Agency