Tartuficoltura: al via bando Emilia R 2026
Per sostenere il ruolo delle associazioni di tartufai come presidio territoriale
Non solo eccellenza gastronomica, ma patrimonio ambientale, culturale e sociale da conoscere, tutelare e trasmettere. Il tartufo racconta un rapporto profondo tra territorio, pratiche tradizionali e gestione degli ecosistemi, che in Emilia-Romagna si rinnova e si consolida nel tempo, anche grazie al lavoro diffuso di associazioni e comunità locali.
In questo quadro, la Regione Emilia-Romagna rafforza le azioni di tutela e valorizzazione attraverso un nuovo bando da 30mila euro, finalizzato a sostenere progetti dedicati in particolare alla gestione degli ambienti e alle attività didattiche. L’obiettivo è sostenere il ruolo delle associazioni di tartufai come presidio territoriale e favorire la diffusione delle conoscenze legate alla cerca e alla raccolta, attraverso iniziative capaci di coniugare conservazione degli ecosistemi e sviluppo della risorsa.
Il bando è rivolto alle associazioni senza fini di lucro iscritte ai registri del Terzo Settore che, per statuto, operano nella tutela e valorizzazione degli ambienti tartufigeni, nella promozione della raccolta corretta e nella diffusione della gastronomia e delle opportunità turistiche legate al tartufo. I progetti finanziabili dovranno riguardare interventi di conservazione, ripristino e miglioramento degli ecosistemi nelle aree vocate, con una chiara finalità didattica, in particolare rivolta alle ragazze e ai ragazzi delle scuole dell’Emilia-Romagna.
Un intervento che si inserisce nella strategia della Regione di valorizzazione delle eccellenze agroalimentari e dei territori, rafforzata anche dal riconoscimento della “cerca e cavatura del tartufo” come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, e che punta a consolidare il ruolo dell’Emilia-Romagna come riferimento nazionale per qualità, tradizione e innovazione.
"Con questo bando sosteniamo un modello che tiene insieme tutela degli ecosistemi, trasmissione dei saperi e valorizzazione delle produzioni locali", sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi. "Le associazioni di tartufai svolgono un ruolo fondamentale, perché sono custodi di conoscenze, pratiche e territori. Investire su di loro significa rafforzare una filiera che non è solo economica, ma anche culturale e sociale, capace di generare opportunità per le comunità locali e di rendere più attrattivi i nostri territori anche dal punto di vista turistico”.
I progetti dovranno prevedere interventi di gestione e manutenzione delle aree tartufigene, come la pulizia del sottobosco, il contenimento della vegetazione infestante, la cura della rete idrica superficiale e la messa a dimora di piante idonee. Tra gli obblighi previsti, anche la realizzazione di visite guidate, rivolte a scuole, associazioni, cittadine e cittadini, per favorire la conoscenza delle tecniche di raccolta e della gestione sostenibile degli ambienti.
Le aree interessate dovranno mantenere la destinazione didattica per almeno cinque anni, a conferma dell’obiettivo della Regione di costruire percorsi duraturi di educazione e valorizzazione. È inoltre vietato l’uso di fitofarmaci e diserbanti, in coerenza con la finalità di tutela ambientale dell’intervento.
La dotazione complessiva per il 2026 è di 30mila euro. Il contributo è riconosciuto fino a 1.250 euro per ettaro, per un massimo di 4 ettari e quindi fino a 5mila euro per progetto. Le domande dovranno essere presentate entro il 15 maggio 2026 tramite posta elettronica certificata (Pec): [email protected].
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