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CLARA MOSCHINI

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Turismo, 109 milioni di euro per gli investimenti

Dotazione dal ministero del Turismo: 30% sono contributi, 70% finanziamenti agevolati

Centonove milioni di euro. A tanto ammonta la dotazione del decreto del ministero del Turismo del 16 marzo 2026 per il sostegno agli investimenti nel settore turistico. Lo spiega, in una circolare, Unimpresa secondo cui l’obiettivo del decreto è quello di favorire qualità dell’offerta, sostenibilità ambientale, digitalizzazione e destagionalizzazione dei flussi. Le agevolazioni prevedono contributi a fondo perduto fino al 30% delle spese ammissibili, per un massimo di 4,5 milioni di euro, e finanziamenti agevolati fino al 70% dei costi, con durata massima di cinque anni e tassi ridotti.

Gli interventi finanziabili includono riqualificazione energetica, riduzione dell’impatto ambientale, digitalizzazione delle strutture, sviluppo di servizi turistici di qualità e investimenti in tecnologie innovative, con importi compresi tra 1 e 15 milioni di euro. Particolare attenzione è riservata alla destagionalizzazione dei flussi turistici, un nodo strutturale del sistema italiano, e alla capacità di integrare innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. In questo senso, il provvedimento si colloca in piena coerenza con le priorità europee legate alla transizione ecologica e digitale. 

Le misure sono rivolte a imprese turistiche, anche non esclusivamente di settore purché con prevalenza di fatturato nel turismo, e ai proprietari di strutture, con gestione affidata a Invitalia.  

Le agevolazioni non sono cumulabili con altri aiuti pubblici sulle stesse spese, salvo benefici fiscali e garanzie nei limiti previsti dalla normativa europea. Il Ministero del Turismo definirà con successivo provvedimento le modalità operative entro 30 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

"Il decreto - spiega il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi - va nella direzione giusta perché punta su qualità, sostenibilità e innovazione dell’offerta turistica, tre leve decisive per rafforzare la competitività del Paese. È positivo anche il meccanismo che combina contributi e finanziamenti, capace di attivare investimenti più ampi rispetto alle risorse pubbliche disponibili". 

"Allo stesso tempo - aggiunge Longobardi - non va trascurato il tema dell’accesso: le soglie di investimento e la necessità di garanzie rischiano di limitare la partecipazione delle piccole e medie imprese, che rappresentano l’ossatura del turismo italiano. Per questo sarà importante, nei prossimi passaggi attuativi, garantire un equilibrio che consenta di ampliare la platea dei beneficiari e di accompagnare davvero tutto il sistema verso una crescita più solida e sostenibile". 

Il decreto del ministero del Turismo del 16 marzo 2026, si legge nella circolare di Unimpresa, "introduce un nuovo strumento di sostegno agli investimenti nel settore turistico. Si tratta di un intervento che si inserisce nella più ampia strategia delineata dalla legge di bilancio 2025 e che punta a rafforzare la qualità dell’offerta turistica nazionale, accompagnando il comparto lungo un percorso di trasformazione che mette al centro sostenibilità, innovazione e capacità competitiva". 

La dimensione finanziaria della misura appare, secondo la nota di Unimprea, "in termini assoluti, contenuta se rapportata al peso economico del turismo nell’economia italiana, che vale circa il 13% del prodotto interno lordo e rappresenta una quota rilevante dell’occupazione complessiva. Tuttavia, più che sulla quantità delle risorse, il decreto sembra costruito attorno a una logica selettiva: non un intervento diffuso, ma uno strumento mirato a sostenere progetti di investimento di dimensione significativa, compresi tra 1 e 15 milioni di euro". 

Questa scelta, sempre secondo Unimpresa, "da un lato, consente di concentrare le risorse su operazioni in grado di generare un impatto strutturale; dall’altro, rischia di restringere la platea dei beneficiari, in un sistema produttivo come quello turistico italiano caratterizzato da una prevalenza di micro e piccole imprese".

L’impianto finanziario del provvedimento, spiega Unimprsa, si fonda su un equilibrio tra contributo pubblico e leva privata. Le agevolazioni prevedono, infatti, un contributo a fondo perduto fino al 30% delle spese ammissibili, con un tetto massimo di 4,5 milioni di euro, affiancato da finanziamenti agevolati che possono coprire fino al 70% dei costi, con durata massima di cinque anni e tassi particolarmente contenuti. 

"Questa struttura consente - sostiene Unimpresa - almeno in linea teorica, di moltiplicare l’effetto delle risorse pubbliche, attivando un volume complessivo di investimenti sensibilmente superiore alla dotazione iniziale. Allo stesso tempo, però, introduce un elemento di selezione legato alla capacità delle imprese di accedere al credito e di fornire adeguate garanzie, requisito che potrebbe rappresentare un ostacolo per una parte significativa del tessuto imprenditoriale".

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