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CLARA MOSCHINI

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Ue: misure per proteggere i lavoratori migranti

La Commissione adotta nuove relazioni sulle direttive relative a sanzioni e lavoro stagionale

La Commissione Ue ha annunciato misure per una migliore tutela dei lavoratori migranti e per la lotta al lavoro illegale. Più precisamente, la Commissione ha adottato due nuove relazioni sulla direttiva relativa alle sanzioni contro i datori di lavoro e sulla direttiva relativa ai lavoratori stagionali, "valutando gli sforzi compiuti per garantire condizioni di lavoro eque ai cittadini di paesi terzi, prevenire lo sfruttamento dei migranti e contrastare il lavoro illegale". 
le due relazioni sono: il report sull'applicazione della direttiva che prevede norme minime in materia di sanzioni contro i datori di lavoro di cittadini di paesi terzi che soggiornano illegalmente e, la sconda, il report sull'applicazione della direttiva che prevede norme minime in materia di sanzioni contro i datori di lavoro di cittadini di paesi terzi che soggiornano illegalmente.

Come stabilito nella strategia europea per la gestione dell'asilo e della migrazione del gennaio 2026, la mobilità del lavoro, la lotta al lavoro illegale e la tutela dei lavoratori migranti sono priorità fondamentali per affrontare le cause della migrazione illegale, promuovere una concorrenza leale e rafforzare la coesione sociale. 

La relazione sull'attuazione della Direttiva sulle sanzioni contro i datori di lavoro mostra che gli Stati membri hanno effettuato quasi 600.000 ispezioni mirate nei settori ad alto rischio nel 2024. Tali ispezioni hanno portato all'individuazione di oltre 28.000 lavoratori migranti impiegati in modo irregolare nel 2023 e nel 2024, mentre le sanzioni finanziarie hanno superato 200 milioni di euro all'anno nello stesso periodo. 

Tuttavia, sottolinea l'Ue, "l'attuazione della Direttiva rimane frammentata, in particolare per quanto riguarda le sanzioni, i procedimenti penali e le condanne". Permangono, inoltre, "significative lacune nei dati, soprattutto in merito alle denunce presentate dai lavoratori migranti, ai permessi di soggiorno concessi in relazione allo sfruttamento e agli arretrati effettivamente recuperati". 

La relazione sui lavoratori stagionali conferma che la Direttiva fornisce un quadro giuridico per una migrazione legale ordinata, condizioni di lavoro eque e condizioni di vita adeguate per i lavoratori stagionali. Ha contribuito a semplificare i percorsi legali, a ridurre gli incentivi al lavoro sommerso e a rafforzare i diritti dei lavoratori, anche attraverso la parità di trattamento, le garanzie in materia di alloggio, gli obblighi di informazione, la possibilità di cambiare datore di lavoro e i meccanismi di reclamo e ricorso. 

Allo stesso tempo, la relazione rileva che gli obiettivi della direttiva sono solo parzialmente raggiunti nella pratica, a causa di persistenti lacune nell'accesso ad alloggi adeguati, al cambio di datore di lavoro, all'informazione, al monitoraggio, all'applicazione delle norme e ai rimedi. 

Per rafforzare i meccanismi di monitoraggio, applicazione delle norme e protezione in materia di lavoro irregolare e sfruttamento dei lavoratori, la Commissione ha lanciato un bando di manifestazione di interesse da 10 milioni di euro nell'ambito del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione: Azione specifica AMIF/2026/SA/2.4.1 – Tutela dei diritti dei lavoratori di paesi terzi e lotta contro il lavoro illegale di cittadini di paesi terzi con soggiorno irregolare, con un cofinanziamento dell'UE fino al 90%. 

Il bando sostiene gli Stati membri nello sviluppo di progetti mirati e multi-stakeholder per proteggere i lavoratori di paesi terzi, compresi i lavoratori stagionali, e per contrastare il lavoro illegale, lo sfruttamento del lavoro e il lavoro sommerso in settori ad alto rischio, come l'agricoltura, l'assistenza, l'edilizia, i trasporti e l'ospitalità. 

Le azioni ammissibili possono includere attività di sensibilizzazione, supporto legale e psicosociale, miglioramento dei meccanismi di reclamo e di ricorso, ispezioni basate sul rischio, rafforzamento delle capacità degli ispettorati del lavoro, miglioramento della raccolta dati e maggiore cooperazione tra autorità, parti sociali e società civile. 

Gli Stati membri possono presentare la propria candidatura entro il 28 agosto 2026. Nell'ambito della revisione del suo mandato prevista per il 2026, l'Autorità europea del lavoro esaminerà anche come affrontare al meglio le sfide relative agli abusi delle condizioni di lavoro dei cittadini di paesi terzi, compresi i lavoratori stagionali e quelli impiegati illegalmente. 

Nel 2026, la Commissione avvierà una valutazione della direttiva sulle sanzioni contro i datori di lavoro per valutare se essa sia ancora adeguata allo scopo e se le norme esistenti necessitino di essere riviste o chiarite. 

Nel frattempo, gli Stati membri sono incoraggiati ad attuare pienamente la direttiva, a rafforzare la prevenzione e l'individuazione del lavoro illegale e a migliorare la governance e il coordinamento tra le autorità competenti, anche attraverso i coordinatori nazionali. 

"La Commissione - conclude la nota di Bruxelles - continuerà a collaborare con gli Stati membri e le parti interessate per garantire il corretto recepimento e l'efficace attuazione della direttiva sui lavoratori stagionali e intensificherà la cooperazione con i paesi terzi attraverso i partenariati per i talenti al fine di migliorare le opportunità e le tutele in materia di lavoro stagionale nell'UE".
Fc - 60020

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