Delitto nella campagna cosentina: fermati due pakistani
Quattro braccianti bruciati vivi, forse a seguito di una vicenda di sfruttamento
Il terribile attentato contro quattro braccianti in Calabria torna a sollevare il dibattito sul caporalato e sullo sfruttamento degli immigrati nei campi. Gli sfortunati lavoratori extracomunitari sono stati trovati carbonizzati due giorni fa, a bordo di un furgoncino lungo la Statale 106, ad Amendolara, in provincia di Cosenza.
L'indagine della Procura di Castrovillari ha portato al fermo di due cittadini pakistani, ora accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato. I due sarebbero stati smascherati da un filmato della videosorveglianza, che li inquadrerebbe mentre bloccano le portiere all'estero e scappano dopo aver dato fuoco al veicolo. Ad aggravare la loro posizione, c'è anche la testimonianza di un afgano sopravvissuto all'attentato dopo essere uscito dal cofano.
Non è stata ancora verificata la nazionalità delle vittime: secondo alcune ricostruzioni si tratterebbe di quattro pakistani, tuttavia, secondo l'afgano sfuggito alla morte, potrebbe trattarsi di suoi connazionali.
Come confermato dal procuratore di Castrovillari Alessandro D'Alessio, i due fermati “sono gravemente indiziati di delitto di omicidio plurimo e pluriaggravato”, mentre le indagini "sono tuttora in corso e proseguono al fine di accertare compiutamente i fatti e le eventuali responsabilità”.
Da parte sua, il sopravvissuto afgano ha riferito di aver riportato delle ustioni al momento della fuga, aggiungendo che i due pakistani avrebbero minacciato con pistole e coltelli lui e i suoi compagni di lavoro assassinati per costringerli a lavorare. “I soldi non ce li davano, da mangiare sì. La casa sì, ma i soldi no”, ha detto l'uomo, sostenendo che dietro il tragico fatto ci sarebbe una “grande mafia del Pakistan”.
La vicenda ha suscitato il commento del ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida. "Le notizie che giungono dalla Calabria sono di estrema gravità e suscitano profonda indignazione", ha dichiarato in una nota il ministro. "Confido nell'operato della magistratura che farà piena luce accertando la dinamica dei fatti e individuando le responsabilità".
"La lotta dello Stato contro la criminalità è necessaria, non esiste luogo d’Italia in cui si possano considerare vite umane degli oggetti di cui disporre o, peggio ancora, decidere quando questi possano vivere o morire. Non è solo contro le nostre leggi, ma è contro la nostra morale". Rivendicando l'impegno del governo Meloni contro l'immigrazione clandestina e il caporalato, Lollobrigida ha concluso: "Questo avvenimento può scoraggiare, ma non ci deve fermare dal continuare a perseguire gli episodi criminosi".
EFA News - European Food Agency