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CLARA MOSCHINI

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L'export italiano tiene nonostante i dazi

Alla tre giorni di Genova la rete delle 86 CamCom italiane all’estero indica la strada

Si è chiusa a Genova, a Palazzo della Borsa, la 35ª Convention mondiale di Assocamerestero, l’Associazione delle Camere di Commercio Italiane all’Estero, organizzata con la Camera di Commercio di Genova e in collaborazione con Unioncamere. L’appuntamento ha riunito la rete delle 86 Camere di Commercio Italiane all’Estero provenienti da 64 Paesi, con quasi 160 iscritti da tutto il mondo, confermando l’edizione genovese tra le più partecipate di sempre. La Convention ha portato a Genova anche quasi 500 incontri di business con imprese di Genova e della Liguria interessate ai mercati europei, al Mediterraneo, al Sud-Est asiatico e all’Australia, oltre che all’America Latina.

Nei saluti istituzionali, il presidente ITA-Ice Matteo Zoppas ha richiamato la forza della traiettoria dell’export italiano, passato dai circa 480 miliardi di euro del 2019 ai 643 miliardi del 2025, nonostante dazi, tensioni geopolitiche, conflitti e cambiamenti nelle catene del valore. 

Nel suo messaggio, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha richiamato l’importanza di una progressiva riduzione delle tensioni internazionali, a partire dal Medio Oriente e dai traffici attraverso lo Stretto di Hormuz, sottolineando come maggiore stabilità significhi anche più competitività per le imprese, minori costi produttivi e nuove opportunità di crescita. Urso ha inoltre evidenziato la resilienza dell’economia italiana, la crescita dell’export e degli investimenti esteri in Italia, ribadendo il ruolo degli accordi di libero scambio, dal Mercosur all’Australia, dall’Indonesia al Messico, fino agli Emirati Arabi e al Golfo, come strumenti decisivi per rafforzare la presenza del Made in Italy nei mercati internazionali.

La chiusura dei lavori è stata accompagnata dal nuovo dato sul commercio estero di aprile 2026: l’export italiano cresce su base annua del +8,8% in valore e del +3,5% in volume. Nei primi quattro mesi del 2026 le vendite all’estero aumentano del +3,2%, più dell’import, in crescita dell’1,4%, mentre l’avanzo commerciale sale a 15,2 miliardi di euro rispetto agli 11,3 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. Un segnale che rafforza il messaggio emerso dalla giornata: i dazi ci sono, ma al momento i loro effetti non emergono ancora dai dati aggregati dell’export italiano.

Il dato positivo si inserisce in una fase di profonda trasformazione del commercio internazionale, segnata da una crescente frammentazione degli scambi e dall’aumento degli ostacoli alle frontiere: secondo le stime richiamate durante i lavori, nel 2024 sono state introdotte oltre 4.000 nuove misure restrittive e un numero analogo nel 2025. Non si tratta di un arretramento del commercio estero, ma di un suo sviluppo sempre più organizzato per aree omogenee, non solo geografiche ma anche politiche e geopolitiche. In questo scenario assumono crescente importanza gli accordi di libero scambio conclusi dall’Unione europea con oltre 80 Paesi, che puntano a ridurre barriere e dazi, semplificare le procedure e armonizzare gli standard tecnici.

In questo quadro, dal convegno è emersa la necessità di diversificare senza abbandonare i mercati strategici: gli Stati Uniti restano imprescindibili, ma l’incertezza regolamentare richiede più attenzione ai rischi; l’India si conferma un’area di forte crescita per tecnologia, digitale e joint venture; America Latina, Africa e Golfo aprono spazi di partnership industriali, investimenti produttivi e filiere più integrate.

Il messaggio conclusivo della giornata è che il Made in Italy non può limitarsi a presidiare i mercati con i singoli prodotti: deve presentarsi sempre più come sistema di territori, imprese, competenze, filiere, qualità e affidabilità. In questa prospettiva le Camere di Commercio Italiane all’Estero rappresentano una rete di presenza stabile, capace di leggere i cambiamenti locali, intercettare opportunità, segnalare criticità e accompagnare le imprese in mercati sempre più complessi.

La 35ª Convention mondiale di Assocamerestero si chiude quindi con l’impegno a rafforzare il coordinamento tra rete camerale estera, istituzioni, ICE, sistema associativo e territori, proseguendo il percorso di autoriforma, innalzamento degli standard di servizio e maggiore coesione interna.

“Le imprese italiane - spiega Aggiunge Mario Pozza, presidente di Assocamerestero:- stanno dimostrando una grande capacità di tenuta, ma oggi il mondo è molto più complesso di qualche anno fa. L’Italia resta un grande Paese esportatore, con oltre 640 miliardi di export nel 2025, ma dietro questi numeri ci sono difficoltà concrete: dazi, tensioni geopolitiche, costo dell’energia, rotte meno sicure e regole che cambiano da mercato a mercato. Da uomo di territorio vedo una cosa molto semplice: le imprese, soprattutto le piccole e medie, non chiedono discorsi, ma aiuto concreto. Vogliono capire dove andare, con chi lavorare, quali rischi affrontare e quali regole rispettare. Per questo servono nuove rotte, ma anche regole chiare e uguali per tutti. Le Camere di Commercio Italiane all’Estero possono fare la differenza perché sono presenti nei mercati, conoscono partner, imprese e contesti locali. Il nostro compito è aiutare le imprese italiane a non subire l’incertezza, ma a trasformarla in una strategia di crescita”.


 


 

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