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CLARA MOSCHINI

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L'enologia è (anche) un dato politico

In libreria raccolta di scritti di Luigi Veronelli

Un libro per celebrare il centenario della nascita di un grande maître à penser della saggistica enogastronomica italiana. "Ode al vino e all'anarchia" (Elèuthera, 2026, pp. 184) raccoglie i più significativi scritti di Luigi Veronelli (1926-2004), definito uno dei massimi esperti di cultura e coltura enoica del secolo scorso.

Il saggio mette in luce la concezione "politica" del vino secondo Veronelli, con il rifiuto delle gerarchie imposte e, in modo particolare, dell'industria alimentare, a vantaggio di una cultura del cibo legata alla terra e alla valorizzazione del lavoro contadino. Secondo l'autore, il vino è espressione irripetibile di un territorio e delle persone che lo coltivano. Nella sua difesa della cultura agroalimentare popolare, Veronelli non rinnega il suo status di intellettuale, esprimendo un linguaggio anche ricercato e una visione profetica del mondo.

"Scrivo di vini e di cibi alla continua «presenza» dell’uomo", scrive Veronelli. "E non rimpiango affatto di aver abbandonato la già intrapresa via della speculazione filosofica, giacché i vini e i cibi riguardano nel modo più diretto possibile l’uomo e la vita. Quando assaggio un vino, io sento tutto quello che è successo in quella terra dove è nato, tra quella gente che l’ha coltivato, tra quelle mani che l’hanno toccato. Perché il vino è il canto della terra verso il cielo".

La nota editoriale definisce Luigi Veronelli "gaudente, dotto, curioso", nonché "uno dei pilastri della cultura materiale italiana. Alla costante ricerca di un piacere autentico e raffinato, ma mai elitario, il suo irriverente edonismo libertario, lungi dall’essere fine a sé stesso, è indissolubilmente legato alla dimensione socio-culturale". Secondo Veronelli, sono infatti i prodotti della «nuda terra» a essere "il medium culturale grazie al quale è possibile comprendere un territorio, la sua storia, le pratiche e credenze che lo abitano e le relazioni sociali che ne scaturiscono". 

E' proprio il vino il medium per eccellenza attraverso il quale Veronelli costruisce per oltre mezzo secolo il suo discorso critico, che si concretizza nelle battaglie a tutto campo contro l’agro-industria, condotte a fianco di chi davvero lavora la terra, i suoi amici "vignaiuoli", e di quei "giovani estremi" chiamati a sovvertire il mondo per salvarlo. Un percorso unico, all’insegna di un’anarchia rivendicata nelle cose, che Veronelli traccia con un linguaggio peculiare fatto di studiati arcaismi, neologismi fortunati e voli pindarici che però riconducono sempre a "camminare la terra".

Nella prefazione al volume, Simonetta Lorigliola, giornalista e storica collaboratrice dell'autore, ricorda come Veronelli abbia intuito che "il vino, il cibo e le produzioni son poca cosa se non si mettono in corrispondenza con il popolato mondo che le genera e le circonda". Inoltre, per Veronelli "il vino non è mai stato né poteva essere un oggetto autoreferenziale. Con Veronelli, a tavola o davanti a un calice, si parlava di poesia, di musica, di abiti e abitudini. Di politica. D’amore e d’anarchia. Certo, con lui e grazie a lui, il vino andava soprattutto sentito con attenzione, ascoltato, rispettato. Mai giudicato con sicumera. Con il vino andava promosso il dialogo. E, alla fine, ogni assaggio era anche un volano per generare connessioni e nutrire la mente. Il vino, compagno problematico. Il vino, unico oggetto reale che ti dà l’irreale. Parole sue".

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EFA News - European Food Agency
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