Electrolux si prepara all'incontro al Mimit
Domani nuova riunione tra azienda e sindacati sotto la regia del ministero: il veneto promette battaglia
Mancano poche ore al nuovo incontro tra Electrolux, sindacato e ministero convocata per domani 21 luglio al Mimit. All'evento, che segue quello avvenuto il 15 giugno scorso (leggi notizia EFA News) si stanno preparando in tanti, soprattutto in Veneto, una delle zone maggiormente colpite dalla possibilità di licenziamenti negli stabilimenti di Susegana (TV) e Porcia (PN).
La Regione Veneto, per esempio, ha convocato nei giorni scorsi un tavolo di crisi sulla vertenza. Nerio Dalla Vecchia, presidente della Federazione Meccanica di Confartigianato Imprese Veneto, ha dichiarato: "accogliamo con favore la posizione espressa dall'assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci sulla necessità di considerare la filiera dell'elettrodomestico un settore strategico europeo e di sostenere, insieme alle altre Regioni interessate, un piano di rilancio della produzione. È un'impostazione che condividiamo pienamente, perché la sfida non riguarda soltanto Electrolux, ma il futuro dell'intero sistema manifatturiero del Nordest".
Confartigianato imprese Veneto ha illustrato una fotografia dell'impatto che il piano di ridimensionamento del gruppo rischia di produrre sul sistema delle micro e piccole imprese" ebbene, secondo le elaborazioni dell'Ufficio, la filiera regionale degli elettrodomestici conta 791 imprese, delle quali 342 artigiane, pari al 42,2% del totale. Il segmento più esposto è quello della fabbricazione di elettrodomestici e apparecchi per uso domestico, dove operano 166 imprese, 41 delle quali artigiane, che rappresentano la subfornitura di componenti e semilavorati destinati anche agli stabilimenti Electrolux del Nordest. A queste si affiancano 164 imprese del commercio all'ingrosso e 131 del commercio al dettaglio. Il comparto più marcatamente artigiano è però quello della riparazione e manutenzione degli elettrodomestici, che conta 330 imprese, ben 294 artigiane, pari all'89% del settore.
Per quanto riguarda Electrolux, ai 310 esuberi previsti nello stabilimento di Susegana, in provincia di Treviso, e ai 262 di Porcia, in provincia di Pordenone, si aggiunge, dunque, un effetto moltiplicatore sull'indotto che coinvolge fornitori di componentistica, stampaggio, carpenteria, logistica e servizi, con ricadute che oggi non sono ancora pienamente quantificabili.
"Una riduzione strutturale delle produzioni rischia di indebolire uno dei principali distretti europei del freddo e del lavaggio, costruito in decenni di specializzazione industriale, disperdendo competenze tecniche difficilmente recuperabili - aggiunge Dalla Vecchia - Se davvero vogliamo che la filiera dell'elettrodomestico diventi strategica per l'Europa, dobbiamo mettere le imprese nelle condizioni di competere: abbattere i divari sul costo dell'energia, difendere il mercato europeo da pratiche concorrenziali sleali e sostenere gli investimenti delle piccole imprese che rappresentano l'ossatura della subfornitura. Solo così sarà possibile salvaguardare occupazione, competenze e capacità produttiva del nostro territorio".
Sulla questione Electrolux, nei giorni scorsi, si sono schierati anche 28 comuni veneti che si sono riuniti la scorsa settimana all’auditorium Dina Orsi di Conegliano, dove l’Alta Marca trevigiana per fare il punto sulla vertenza Electrolux di Susegana All’iniziativa, organizzata dal sindaco di Conegliano Fabio Chies sono stati riservati trecento posti a operai e impiegati dello stabilimento; par quanto riguarda le presenze istituzionali, delle assemblee municipali dei ventotto Comuni del comprensorio, da Cappella Maggiore a Vittorio Veneto, passando per Susegana, Farra di Soligo, Vazzola, Sarmede e Pieve di Soligo.
Per il sindaco Chies la crisi Electrolux "rischia di essere una ferita per il territorio che sarà difficile da rimarginare e non potrà essere sanata «sulla base di esuberi". Da qui l’appello a un documento comune, "chiaro, fermo, decis, che affermi come sia fondamentale salvaguardare i posti di lavoro, non solo quelli diretti, ma anche quelli dell’indotto".
Portavoce istituzionale dei 28 Comuni ai tavoli romani, il sindaco di Susegana Gianni Montesel. "Ci siamo sentiti dire che su 4.500 dipendenti, 1.719 devono trovare un’altra collocazione - ha ricordato Montesel - Una fabbrica come quella di Susegana, sotto i 700mila pezzi prodotti all’anno, non paga nemmeno la corrente. Se un sacrificio deve essere fatto, sia concesso a condizioni particolari perché lo stabilimento resti vincolato a questo territorio".
EFA News - European Food Agency