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CLARA MOSCHINI

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Trattative fallite, dazi Usa al 50% per il Canada

Tariffe su 20 mld di beni tra cui vino, alcol e latticini: il premier Carney prepara la risposta

La tregua, chiamiamola così, è durata lo spazio di un mattino, anzi di una notte. I negoziati tra Canada e Stati Uniti per evitare una nuova ondata di dazi (leggi notizia EFA News) sono falliti definitivamente nella notte tra venerdì e sabato: alle 00:01 di sabato, ora della costa orientale americana, sono entrate in vigore le tariffe del 50% su centinaia di prodotti canadesi.

Insomma, come molti osservatoti prevedevano, nei colloqui tra Canada e Stati Uniti sono volati gli stracci. Il primo ministro canadese Mark Carney, infatti, si è ritirato dai negoziati di tre giorni intavolati con il presidente Usa Donald Trump. Carney ha gettato la spugna protestando per quelli che, a suo dire, si sono rivelati termini "ingiusti" richiesti dagli Stati Uniti per l'accordo commerciale. 

Sono così entrati in vigore i nuovi dazi del 50% su oltre 20 miliardi di dollari di merci canadesi, pari al 5% dell'export canadese verso gli Stati Uniti: colpiscono merci tra cui compensato, cemento, vino e altri alcolici, latticini, apparecchiature elettriche, prodotti di plastica, mobili, carta e perfino le attrezzature per l’hockey (che, lo ricordiamo, è sport nazionale in Canada).

E non è tutto, perché adesso Washington, o meglio Trump stesso, inviperito per l'esito delle trattative valuta altre misure. Un rischio grosso per Carney che, dal canto suo, promette una risposta “dollaro per dollaro”. Ma un grosso rischio anche per il presidente Usa, che va a colpire un'economia profondamente integrata con quella americana.: l'onda d'urto delle tariffe, insomma, rischia di travolgere le stesse imprese statunitensi, legate alle catene produttive transfrontaliere. Il valore del commercio bilaterale supera i mille miliardi di dollari e un'escalation prolungata potrebbe tradursi in un aumento dei costi e in una frenata della crescita per entrambi. Le associazioni industriali dei due Paesi hanno già lanciato un appello per un ritorno immediato al dialogo, spaventate dal rischio di una spirale incontrollabile di tariffe e ritorsioni.

Come ha annunciato il premier canadese, le contromisure canadesi contro gli Stati Uniti scatteranno l'8 settembre e colpiranno circa 20 miliardi di dollari di beni statunitensi, prendendo di mira acciaio, legname, carta, elettrodomestici e prodotti agricoli.

Insomma, tra Stati Uniti e Canada è guerra commerciale. Lo ha ribadito lo stesso Carney il quale ha descritto lo scontro con parole durissime: "siamo in guerra" sul fronte commerciale, ha detto senza giri di parole, spiegando che il Paese è stato vittima di un vero e proprio attacco. Secondo il premier, Ottawa non aveva altra scelta se non respingere l'offerta americana: "ci hanno chiesto troppo e offerto troppo poco", ha commentato alla fine Carney

La reazione canadese, ha chiarito il primo ministro, nasce dalla necessità assoluta di proteggere i lavoratori e le fabbriche nazionali. Gli Usa imponevano condizioni che Ottawa ha giudicato del tutto incompatibili con i propri interessi 7  economici e la sovranità nazionale: e così il premier Carney ha scelto di non piegarsi all'accordo e ha annunciato una risposta immediata "dollaro su dollaro" al fine di proteggere "i lavoratori, gli agricoltori, le famiglie e le imprese canadesi".

Per il governo canadese, la posta in gioco va ben oltre il semplice calcolo economico e tocca corde profonde. Durante i colloqui, gli Stati Uniti avrebbero tentato di limitare la libertà del Canada di stringere accordi commerciali con altri Paesi, avanzando inoltre richieste che, secondo Carney, andavano a intaccare persino la tutela della lingua francese e della cultura canadese. Per Ottawa, accettare quelle clausole avrebbe significato cedere fette importanti della propria autonomia. 

"Siamo padroni del nostro destino", ha rivendicato Carney, convinto che questa crisi renderà il Canada più forte e meno dipendente da Washington. Non è andata così secondo Washington che accusa il team di Ottawa di aver introdotto nuove pretese proprio nella fase finale dei colloqui, in particolare sui dazi per i camion pesanti. Il governo canadese respinge questa versione dei fatti: Carney assicura che il Canada si è limitato a mettere nero su bianco condizioni già ampiamente discusse e che sono stati gli Stati Uniti a irrigidire la propria posizione, revocando anche le esenzioni per alcuni veicoli prodotti in Canada. 

Dopo l'accordo per scendere al 15% sui dazi delle auto, legato a rigidi requisiti sul contenuto di componenti USA, Ottawa ha contestato l'esclusione dai benefici di alcuni camion di produzione canadese.

Carney ha rimarcato come la delegazione canadese sia rimasta compatta dall'inizio alla fine, mentre sul fronte statunitense le competenze e le posizioni apparivano frammentate e meno lineari. La Casa Bianca, tuttavia, smentisce categoricamente l'esistenza di divisioni o rivalità tra i suoi due principali negoziatori.

Fc - 62526

EFA News - European Food Agency
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