Electrolux, in Italia sciopero a oltranza
La società vuole aumentare la produzione, ma chiude fabbrica e conferma 1.450 esuberi
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha avuto ieri, domenica 6 settembre, un confronto telefonico con i presidenti delle Regioni interessate dalla vertenza Electrolux, ossia Marche, Emilia-Romagna, Lombardia, Friuli- Venezia Giulia e Veneto. A loro Urso ha illustrato lo stato delle trattative con l’azienda, anche alla luce del confronto con le organizzazioni sindacali al Mimit. Nel corso del colloquio, il ministro ha concordato con i governatori un incontro in videocollegamento al Mimit per domani, martedì 8 settembre, con l’obiettivo di proseguire il confronto e rafforzare il coordinamento tra Governo e territori sulla vicenda.
È stato, inoltre, fatto il punto sull’iter del non paper promosso dal Governo italiano, con cui si sollecita la Commissione europea ad adottare misure urgenti a tutela della produzione di elettrodomestici in Europa.
La decisione del Mimit fa seguito a una due giorni di trattative fra azienda e sindacati al ministero delle Imprese e del Made in Italy conclusa con un sostanziale nulla di fatto. Il comunicato congiunto di Fim, Fiom e Uilm riporta che "Electrolux ha riepilogato e dettagliato con alcune limitate modifiche il piano per ciascun stabilimento italiano".
Di fatto, sostengono i sindacati, la società svedese "non solo ha ribadito la richiesta al Governo di intervenire su questioni di fondo che incidono sulla competitività, in particolare di agire in sede europea per la riforma della CBAM, ma ha aggiunto l’intenzione di superare gli accordi sindacali sulla organizzazione del lavoro che oggi pongono dei limiti specifici per ciascuna fabbrica alle cadenze delle linee di montaggio, stabilendo un numero massimo di pezzi ora da montare".
Electrolux, in pratica, dicono i sindacati, "dichiara di voler incrementare la cadenza, a fronte di miglioramenti ergonomici e del rispetto delle saturazioni massime, fino a un massimo di 140 pezzi ora. Inoltre nelle fabbriche si stabilizzerebbe l’assetto ad un unico turno unico così detto a giornata".
"A fronte di tali pesantissime richieste - riporta la nota sindacale - Electrolux offre solo modifiche limitate al piano industriale e conferma la chiusura del sito di Cerreto d’Esi in provincia di Ancona. Gli esuberi complessivi in Italia passano da 1.719 a 1.450, ma a questi in realtà si devono aggiungere 135 contratti a termine in scadenza che non saranno rinnovati. Inoltre, lo stesso organico a tempo indeterminato da aprile ad agosto è sceso da 4.279 a 4.200 persone, mentre 91 contratti a tempo determinato sono già scaduti senza rinnovo".
"Esprimiamo la nostra decisa contrarietà - scrivono i sindacati - verso una posizione aziendale che richiederebbe grandi sacrifici ai lavoratori, enormi sforzi al governo, ma in cambio paradossalmente continuerebbe ad offrire esuberi e dismissioni. Il famigerato piano industriale di Electrolux dunque non solo non è stato ritirato, ma anzi è stato in massima parte confermato".
"Per questo .- si legge nel comunicato sindacale - riteniamo esaurito il confronto per così dire 'tecnico' e chiediamo la riconvocazione urgente del tavolo con il ministro e le Regioni interessate, affinché insieme possiamo usare ogni leva possibile per far cambiare idea alla multinazionale. Intanto proclamiamo otto ore di sciopero con modalità che saranno precisate e la prosecuzione dello stato di agitazione".
EFA News - European Food Agency