La legge antispreco compie dieci anni
La norma ha cambiato il modo di guardare alla cultura del recupero
Dieci anni di legge antispreco, ma la sfida è ancora aperta. Il 14 settembre 2016 entrava in vigore la legge 166/2016, la cosiddetta legge Gadda contro gli sprechi alimentari. A due lustri di distanza quella norma approvata dal governo Renzi ha contribuito a trasformare il recupero delle eccedenze in una pratica strutturata, capace di coinvolgere imprese, cooperative, Terzo Settore, istituzioni, scuole e volontari. Un percorso che ha fatto dell’Italia un modello osservato con attenzione anche a livello europeo e che oggi assume un significato ancora più forte, alla luce dell’aumento delle fragilità economiche e del valore strategico assunto dal cibo.
Un concetto della legge, passata in maniera bipartisan, ripreso nel Coltiva Italia ancora in approvazione che prevede come anche i prodotti del florovivaismo rientrino nell'ambito della legge antispreco. Per Legacoop Agroalimentare, il decennale rappresenta l’occasione per rilanciare l’impegno della cooperazione nella prevenzione dello spreco, nel recupero delle eccedenze e nella loro redistribuzione a chi ne ha bisogno.
"La legge 166 ha avuto il coraggio di mettere insieme sostenibilità, responsabilità sociale e bisogni delle persone e ha avuto il merito di trasformare un tema ambientale in una grande questione economica e sociale. Oggi quella intuizione è ancora più attuale - sottolinea Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare - In questi dieci anni abbiamo visto crescere una cultura del recupero che mette insieme imprese, cooperative, organizzazioni sociali e istituzioni. Il risultato più importante non è soltanto la quantità di alimenti sottratti allo spreco, ma la capacità di costruire relazioni e reti solidali attorno a un bisogno concreto come quello del cibo".
"Esiste - dice Maretti - un margine enorme per ridurre lo spreco e recuperare valore lungo tutta la filiera agroalimentare. La cooperazione può svolgere un ruolo decisivo perché conosce i territori, presidia le filiere e ha nella propria natura la capacità di costruire reti. La cooperazione può e deve continuare a svolgere un ruolo centrale".
I numeri dicono quanto sia ancora necessario intervenire. Secondo il Rapporto Waste Watcher 2026, in Italia ogni persona spreca mediamente circa 554 grammi di cibo alla settimana, con un miglioramento rispetto a 617,9 grammi del 2025. Il valore complessivo delle perdite e degli sprechi alimentari supera 13,5 miliardi di euro, dei quali 7,3 miliardi riconducibili alle famiglie.
A livello europeo, Eurostat stima per il 2023 circa 130 chilogrammi di rifiuti alimentari per abitante, con le famiglie responsabili del 53% del totale. Ecco perché per Legacoop Agroalimentare la sfida dei prossimi anni sarà consolidare quanto costruito, intervenire lungo tutta la filiera per ridurre le perdite, valorizzare le eccedenze e rendere sempre più semplice ed efficace il loro recupero. Un impegno che incrocia sostenibilità ambientale, fficienza produttiva e contrasto alle povertà, confermando la centralità della responsabilità condivisa tra imprese, istituzioni e comunità.
"Oggi dobbiamo guardare alla legge antispreco non come a un punto di arrivo, ma come a una piattaforma sulla quale costruire nuove politiche - conclude Maretti - Lo spreco alimentare rappresenta una perdita economica e ambientale, mentre il recupero può generare valore e solidarietà. In un momento in cui cresce il numero delle persone in difficoltà, rafforzare queste reti significa anche rendere più resiliente il nostro sistema agroalimentare e più coesa la nostra società".
EFA News - European Food Agency