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CLARA MOSCHINI

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Censis: spazio del cibo sempre più digitale ma torna la voglia di prossimità

La cultura food-social incide sui comportamenti concreti, a partire dalla scelta del bar o del ristorante

Si mangia prevalentemente da soli, si tende a saltare il pranzo o a consumarlo mentre si lavora, ma difficilmente si rinuncia a postare un piatto sui social o a farsi guidare dall’instagrammabilità. Il 2° Rapporto Camst-Censis “Lo spazio e il cibo – Nuove geografie della socialità” si concentra sulla giornata lavorativa per indagare la relazione che intratteniamo con i luoghi individuali e collettivi del cibo, tra dimensione fisica e digitale, privata e pubblica, vecchie e nuove ritualità. Obiettivo: esplorare la prossemica del cibo per comprendere come cambia la nostra cultura sociale e relazionale, con la consapevolezza che alimentarsi non è solo nutrirsi, ma è un linguaggio sociale.

Le persone pubblicano sui social contenuti di eventi di vita reale che desiderano raccontare, condividere con gli altri. Ognuno è regista del proprio storytelling fatto delle cose di sé che si vogliono mostrare e che si ritiene meritino più di altre di essere mostrate, pertanto l’identità digitale è tanto autentica quanto quella reale, fisica, in un intreccio tra spazio pubblico e privato che ne sfuma i confini. Grande protagonista di tale fenomeno è il cibo: non è più solo nutrimento ma ha assunto una molteplicità di significati legati a identità, senso di appartenenza. Questa evoluzione si intreccia con il ricorso di massa nel quotidiano ai social e con la costruzione discrezionale della propria identità pubblica. Ne sono coinvolti anche i luoghi della relazionalità reale, infatti, come emerso dalla ricerca, la rilevanza dei social nella fase attuale non sminuisce la presenza della piazza fisica: esperienza fisica e digitale non si escludono reciprocamente ma si intrecciano, massimizzando le opportunità relazionali dei due mondi. 

La presentazione del Rapporto – a Bologna, a Palazzo de Toschi – è stata accompagnata da una riflessione a cui hanno partecipato, oltre a Massimiliano Valerii, consigliere delegato del Censis, e Sara Lena, ricercatrice dell’Area consumi, mercati e welfare dello stesso Istituto, anche Elena Granata, urbanista e docente presso il Politecnico di Milano, Luca Locatelli, fotografo due volte vincitore del World Press Photo e autore di diverse ricognizioni sui luoghi futuribili di produzione del cibo, Maura Gancitano, filosofa e co-fondatrice del progetto culturale Tlon, e Francesco Malaguti, presidente di Camst. L’evento è stato coordinato dal giornalista e conduttore radiofonico Filippo Solibello.

Dal Rapporto emerge con forza quanto raccontare sé stessi e la propria vita privata sui social, anche attraverso le immagini, sia ormai un’abitudine quotidiana per milioni di persone: l’85,5% del campione ha un profilo social e oltre 1 lavoratore su 2 – il 56,4% - pubblica contenuti con una certa frequenza. In questa rappresentazione il cibo ha un ruolo di primo piano: l’80,7% degli intervistati pubblica online contenuti relativi ai riti quotidiani del cibo (pranzi, cene, aperitivi, ecc.), il 77,5% a esercizi pubblici frequentati, come ristoranti, bar o enoteche, mentre il 68,7% cura l’aspetto visivo del piatto per pubblicarne foto o video sul web. 

La cultura food-social non resta confinata alla rappresentazione online, incidendo anche sui comportamenti concreti: l’80,5% dei lavoratori dichiara di scegliere un bar, ristorante, pub o altro locale in base a quanto visto o consigliato sui social e ben il 63,8% valuta bar, ristoranti e locali anche in base alla loro instagrammabilità.

Ma la ricerca mette anche in luce come, accanto a un utilizzo ormai consolidato dei canali digitali, resti forte il bisogno di condividere spazi fisici – piazze, strade o esercizi pubblici – dove la compresenza favorisce la costruzione di relazioni di prossimità. Proprio a tali luoghi viene riconosciuta una funzione importante per il benessere individuale e collettivo: per 8 intervistati su 10 (80,8%) migliorano la vivibilità dei territori, contribuiscono alla qualità della vita collettiva (79,9%) e rendono tangibile uno degli asset della cultura italiana, la convivialità (79,5%). Il cibo si colloca naturalmente al centro di questa dinamica, confermandosi uno dei principali catalizzatori di socialità.

red - 63564

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