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CLARA MOSCHINI

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Cibus 2027 sold out con 7 mesi d’anticipo

Attesi 3.000 brand e 3.500 buyer provenienti da 80 Paesi. Assegnato 905 superficie espositiva

A sette mesi dall'apertura, Cibus 2027 (4-6 maggio) è ormai sold out. Oltre il 90% della superficie espositiva disponibile è già stato assegnato e tutti i grandi espositori hanno confermato il ritorno a Parma. Sono attesi 3.000 brand e 3.500 buyer provenienti da 80 Paesi, con un focus speciale dedicato alla Corea del Sud.

Fiere di Parma ha presentato ieri a Parigi,  i primi numeri e le novità della prossima edizione di Cibus, durante “The Italian Aperitivo”, il format itinerante che si è svolto nella sede dell’Automobile Club de France. L’iniziativa, promossa in collaborazione con Anuga Colonia (Koelnmesse) e il Consorzio Parmigiano Reggiano Dop, ha riunito 300 ospiti, metà dei quali top buyer internazionali. 

I primi numeri di Cibus arrivano mentre il ruolo delle grandi fiere sta cambiando: non più soltanto luoghi nei quali domanda e offerta si incontrano, ma strumenti di politica industriale, capaci di sostenere le filiere, presidiare nuovi mercati e accompagnare le imprese nei processi di internazionalizzazione.

La manifestazione parte da un'identità precisa, quella di casa del Made in Italy agroalimentare, delle sue filiere, dei territori e delle produzioni certificate, e la porta su una dimensione sempre più internazionale. Sono attese 18 Regioni e oltre 50 realtà tra Consorzi Dop, Igp e Stg. Proprio il mondo delle produzioni certificate sarà uno degli assi principali dell'edizione 2027, con un programma di incontri, approfondimenti e dimostrazioni dedicati al rapporto tra origine, filiere e mercato.

“L’Italia sta rafforzando la propria centralità nel food business internazionale perché può contare su una combinazione difficile da replicare: una filiera agroalimentare forte, territori produttivi riconoscibili e due piattaforme come Cibus e Tuttofood capaci di trasformare questa base industriale in relazioni di mercato e attrazione internazionale. La competizione non si gioca più soltanto tra singole manifestazioni, ma tra sistemi fieristici che sempre di più diventano infrastrutture di mercato, strumenti attraverso cui le imprese diversificano gli sbocchi commerciali e presidiano geografie più complesse”, afferma Antonio Cellie, amministratore delegato di Fiere di Parma.

Secondo i dati Aefi, l'Italia è oggi la quarta potenza fieristica al mondo e la seconda in Europa, con oltre 4,2 milioni di metri quadrati di superficie espositiva. Il sistema genera 22,5 miliardi di euro di impatto economico sui territori e circa 203.000 posti di lavoro. Nel 2025 la superficie espositiva venduta è cresciuta del 5% e le imprese che partecipano alle fiere registrano tassi di crescita quasi doppi rispetto a quelle che non utilizzano questo strumento.

Anche il confronto tra Italia e Francia offre una misura di quanto il sistema fieristico possa incidere sulla competitività e sulla capacità di tenuta dell'agroalimentare. Secondo i dati elaborati da Eurostat, Ocse e istituti statistici nazionali tra il 2019 e il 2025 l'inflazione alimentare cumulata è stata del 25,9% in Francia e del 27,4% in Italia. A fronte di una pressione sui prezzi sostanzialmente comparabile, i consumi alimentari domestici sono cresciuti dell'1,2% in Francia e del 5,6% in Italia, mentre quelli fuori casa sono diminuiti rispettivamente del 9% e del 4%. 

Uno scenario confermato dai numeri del comparto: nel 2025 l'export agroalimentare italiano ha superato i 72 miliardi di euro. Nei primi mesi del 2026, in un quadro internazionale più complesso, le esportazioni del settore si sono mantenute sostanzialmente sui livelli dell'anno precedente. 

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EFA News - European Food Agency
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