It does not receive public funding
Editor in chief:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Spreco alimentare: 85% italiani “esigenti” con le proprie aziende

78% consumatori si aspetta dai ristoranti un’offerta alimentare più sana

Salute, sostenibilità e qualità sono ormai parte integrante delle aspettative degli italiani nei confronti dell’alimentazione. Il 78% si aspetta dai ristoranti un’offerta più sana, mentre l’85% ritiene importante che la propria azienda promuova un’alimentazione bilanciata e sostenibile. Anche l’attenzione allo spreco alimentare è elevata: l’83% se ne dichiara preoccupato e l’81% vorrebbe sapere quali ristoranti si impegnano concretamente a ridurlo.

È quanto emerge dal Barometro Food 2026 di Edenred, l’indagine annuale sulle abitudini alimentari e sulla pausa pranzo ha coinvolto 55.468 lavoratori in 21 Paesi, di cui 3.186 in Italia.

L’attenzione degli italiani verso un’alimentazione più sana e sostenibile si traduce in aspettative precise nei confronti sia dei ristoranti sia delle aziende. Il 78% si aspetta dai locali un’offerta più sana, rispetto a una media globale del 76%. Parallelamente, per l’85% è importante che la propria azienda promuova un’alimentazione bilanciata e sostenibile, confermando come il benessere alimentare sia ormai considerato parte dell’esperienza lavorativa. Anche sullo spreco alimentare i dati italiani superano la media globale. L’83% degli intervistati se ne dichiara preoccupato, contro il 74% a livello internazionale. Inoltre, l’81% vorrebbe sapere quali ristoranti adottano iniziative per ridurlo, 11 punti in più rispetto alla media globale del 70%.

Questa rinnovata attenzione si inserisce però in un contesto economico che rende le scelte alimentari più complesse. Il cibo è la voce su cui le persone che lavorano sono meno disposte a risparmiare: solo il 21% ridurrebbe la spesa alimentare, contro il 73% per l’abbigliamento e il 72% per la tecnologia. Si tratta, inoltre, di una componente rilevante del bilancio mensile: per il 71% degli intervistati la spesa alimentare assorbe più del 20% del budget e per il 43% supera il 30%.

L’aumento dei prezzi sta modificando anche le abitudini legate alla pausa pranzo. Nell’ultimo anno l’82% delle persone che lavorano in Italia ha ridotto la frequenza dei pranzi fuori casa.

I dati mostrano così come, mentre resta elevato il valore attribuito al cibo e alla qualità dell’alimentazione, l’aumento dei prezzi renda più selettive le scelte quotidiane.

In questo scenario, il buono pasto si conferma uno strumento concreto per sostenere il budget alimentare. Per il 91% degli intervistati aumenta le risorse disponibili per il cibo, contro una media globale dell’80% e l’87% rilevato nel 2025. Inoltre, l’83% dichiara che, senza questo strumento, perderebbe potere d’acquisto, la stessa quota registrata un anno fa. Anche il valore del buono pasto incide sulla qualità dell’alimentazione: se l’importo raddoppiasse, l’82% degli italiani afferma che migliorerebbe la qualità dei propri pasti, rispetto al 77% del 2025 e a una media globale del 73%.

Il ruolo del buono pasto emerge anche rispetto alla possibilità di continuare a pranzare fuori casa. Senza questo strumento, il 49% di chi lavora ridurrebbe ulteriormente la frequenza dei pasti al ristorante, rispetto al 43% del 2025. Il 70% tiene inoltre conto dell’accettazione dei buoni pasto quando sceglie dove pranzare, una quota stabile rispetto allo scorso anno. Nella scelta del locale contano soprattutto il rapporto qualità-prezzo, indicato dall’86% degli intervistati e in linea con la media globale, e la qualità del cibo, rilevante per l’81%.

Il valore del buono pasto si riflette anche sulla ristorazione: a livello globale, il 64% dei ristoratori gli riconosce un impatto positivo sull’attività e il 60% afferma che la sua accettazione contribuisce ad aumentare il fatturato.

red - 63799

EFA News - European Food Agency
Similar