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CLARA MOSCHINI

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Brexit: record a 3,4 mld per l'export alimentare in UK

Produce solo 1/3 del cibo che consuma: è corsa alle scorte. Bocciata la proposta di accordo

Record storico di 3,4 miliardi di euro per le esportazioni agroalimentari Made in Italy in Gran Bretagna alla vigilia della Brexit che il mancato accordo rischia di affossare per effetto dei dazi e dei ritardi doganali che scatterebbero con il nuovo status di Paese Terzo rispetto all’Unione Europea. E’ quanto emerge da una analisi di  Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al 2018 che evidenziano un incremento del 2% delle esportazioni di cibo e bevande nazionali. 

Un concetto rafforzato dal fatto che per la seconda volta l'accordo di uscita dall'Unione europea concordato dal governo britannico guidato dal premier Theresa May è stato bocciato dalla Camera dei comuni, dove i deputati lo hanno respinto con 391 voti contro e 242 a favore. Una netta sconfitta per il governo che ha, però, diminuito lo scarto tra favorevoli e contrarti a 149, contro i 230 della prima votazione. Contro l'accordo si sono schierati i laburisti e gli oltranzisti pro-hard Brexit che vedono nell'intesa raggiunta dalla May praticamente un insulto alla volontà popolare di uscire dall'Ue, soprattutto perché lascerebbe la situazione praticamente allo status quo con la differenza che il Regno Unito non sarebbe rappresentato a Bruxelles e a Strasburgo. Ma la telenovela della Brexit non si concluderà col voto di ieri, perché oggi e domani sono previste due votazioni cruciali: la prima (oggi) servirà per scongiurare un no deal, mentre la seconda sarà per chiedere a Bruxelles di prorogare l'uscita dall'Ue a oltre il 29 marzo. 

 Dopo il vino che complessivamente fattura sul mercato inglese quasi 827 milioni di euro, spinto dal boom del Prosecco Dop con 348 milioni di euro, al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna c’è proprio l’ortofrutta fresca e trasformata come i derivati del pomodoro con 234 milioni, ma rilevante è anche il ruolo della pasta, dei formaggi e dell’olio d’oliva. Importante anche il flusso di Grana Padano e Parmigiano Reggiano per un valore attorno ai 85 milioni di euro. Senza accordo, un problema riguarda anche la tutela giuridica dei marchi con le esportazioni italiane di prodotti a indicazioni geografica e di qualità (Dop/Igp) che incidono per circa il 30 per cento sul totale dell’export agroalimentare Made in Italy e che senza protezione europea rischiano di subire la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione.

L’impatto della Brexit sulle forniture alimentari preoccupa anche gli inglesi che stanno facendo scorte alimentari in vista dei probabili aumenti che il Governo intende calmierare con una riduzione drastica dei dazi. Con quasi 1/3 del cibo consumato in Gran Bretagna che arriva dai paesi dell’Unione Europea è infatti giustificato l’allarme lanciato dalle principali catene distributive sulle difficoltà di approvvigionamento alimentare in caso di mancato accordo. La Gran Bretagna – conclude la Coldiretti – produce appena la metà del cibo che consuma ed è costretta pertanto a ricorrere alle importazioni dall’Unione Europea (30%), dalle Americhe (8%), dall’Africa (4%), dall’Asia (4%), da altri paesi del mondo. L’Italia è un importante partner commerciale nell’agroalimentare con forniture che nel 2018 hanno raggiunto i 3,4 miliardi di euro. 

“La mancanza di un accordo è lo scenario peggiore perché rischia di rallentare il flusso dell’export, ma a preoccupare è anche il rischio che con l’uscita dall’Unione Europea si affermi in Gran Bretagna una legislazione sfavorevole alle esportazioni agroalimentari italiane” afferma  il presidente di Coldiretti Ettore Prandini. Un esempio è l’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo in gran parte dei supermercati inglesi e che boccia ingiustamente quasi l’85% del Made in Italy a denominazione di origine (Dop).

ClaMos - 6882

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