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CLARA MOSCHINI

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Sprechi alimentari, funziona l'unione delle filiere impegnate nella riduzione

Raggiunte quasi 500mila ton all'anno di prodotti recuperati e donati. Il numero è destinato a crescere grazie al progetto Life

Più di 10mila aziende agroalimentari coinvolte, 12mila punti vendita sensibilizzati e 500mila consumatori raggiunti: sono questi i principali risultati del progetto LIFE - Food.Waste.StandUp, meno sprechi più solidarietà, presentati oggi, a Roma alla presenza dei promotori del progetto (Federalimentare (capofila), Federdistribuzione, Fondazione Banco Alimentare Onlus e Unione Nazionale Consumatori), dell’onorevole Maria Chiara Gadda, prima firmataria della “legge antispreco” 166/2016, e del Direttore Generale al Mipaaf, Felice Assenza, coordinatore del Tavolo nazionale per la lotta agli sprechi e all’assistenza alimentare. La campagna di comunicazione e sensibilizzazione contro lo spreco alimentare e per il recupero delle eccedenze ai fini di donazione, che ha coinvolto dal 2016 e per ben tre anni la filiera (industria, distribuzione e consumatori), è co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma LIFE 2014-2020 e supportato anche dalle istituzioni italiane con l’approvazione della legge 166/2016 anti-spreco alimentare, grazie alla quale l’Italia è diventata il primo paese al mondo a dotarsi di una normativa che presenta un approccio strategico al problema dello spreco alimentare e un esempio virtuoso per tutta l’Europa.

Secondo l’On. Maria Chiara Gadda “rete, efficienza, formazione, responsabilità. Queste sono le parole chiave che lascia in eredità la legge antisprechi, che in questi tre anni dalla sua entrata in vigore ha consentito di recuperare tonnellate di beni in eccedenza affinché potessero trovare nuova vita nella filiera del dono e della solidarietà. La strada da percorrere è ancora molta, per questo motivo iniziative come quella che ha unito Federalimentare, Federdistribuzione, Banco Alimentare e Unione Nazionale Consumatori sono fondamentali per avviare un percorso culturale fondato sulla sostenibilità e su un modello di economia circolare che mette al centro il recupero dei beni per fini di solidarietà sociale. Sprecare non ha davvero senso, recuperare le eccedenze e concretizzare sul campo l’economia circolare è invece un bene per tutti".

Le eccedenze alimentari in Italia ammontano a 5,6 milioni di tonnellate all'anno, di il 57% generato dagli attori economici: 37% in agricoltura, il 3% nell'industria di trasformazione, il 13% nella distribuzione e il 4% nella ristorazione, con un valore economico stimato in 12,6 miliardi di euro.

“I numeri sullo spreco alimentare sono la testimonianza di un’urgenza che la filiera alimentare ha deciso di affrontare insieme attraverso un progetto illuminato che è andato oltre le aspettative” - ha detto Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare. “L’industria alimentare - ha aggiunto il presidente - pur rappresentando solo il 3% degli sprechi prodotti dall’intera filiera agroalimentare, ha raccolto la sfida e fatto la sua parte nell’opera di sensibilizzazione delle aziende alimentari italiane e di formazione degli addetti. In tre anni, abbiamo raggiunto più di 10mila aziende e formato un centinaio di addetti delle sezioni alimentari confindustriali distribuite su tutto il territorio nazionale. L’abbiamo fatto tramite workshop, webinar e l’invio di materiale informativo, ma anche tramite eventi ad hoc nelle fiere italiane, come Cibus, e internazionali, come Anuga e Sial. Nonostante gli ottimi risultati del progetto, tuttavia, la filiera alimentare ha di fronte una sfida più grande: secondo i dati FAO, nel 2050, per sfamare una popolazione mondiale di 9 miliardi di persone sarà necessario produrre il 70% in più di alimenti, consumare l’11% in più di acqua per usi agricoli e coltivare 20 milioni di ettari di terra in più. L’industria alimentare, da parte sua, si impegnerà a valorizzare la materia prima agricola minimizzando le perdite alimentare attraverso l’efficientamento dei processi di trasformazione e continuerà a sensibilizzare le aziende del settore in merito alle donazioni alimentari. Ma per vincere questa sfida di portata mondiale c’è bisogno dell’aiuto di tutti”.

“Abbiamo aderito al progetto LIFE-Food.Waste.StandUp con convinzione – ha affermato Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione (66,3 mld il giro d'affari delle imprese associate) - non solo perché i numeri dello spreco alimentare in Italia sono tali per cui ogni anno ciò che buttiamo sarebbe sufficiente a nutrire tutte le famiglie ancora in condizione di povertà, ma perché vi abbiamo visto l’opportunità di creare un circolo virtuoso tra soggetti pubblici e privati in grado di produrre risultati positivi. Abbiamo quindi lavorato in due direzioni: da un lato sollecitando la cultura della lotta allo spreco e delle donazioni presso le imprese distributive, mettendo a loro disposizione materiali per consentire formazione manageriale, coinvolgimento dei dipendenti e idee concrete per diventare più efficaci. Oltre 60 aziende coinvolte, operative sul territorio con 12.500 punti vendita e rappresentative del 49% dell’intera GDO. Dall’altro portando i temi del progetto in giro per l’Italia, promuovendo un Roadshow che in 10 tappe ha toccato le principali aree del Paese, parlando al 70% della popolazione nazionale, attraverso eventi che hanno coinvolto regioni, comuni, imprese, università, enti del terzo settore e cittadini".

Gradara ha ricordato che la situazione attuale vede le donazioni alle persone bisognose raggiunge le 480.000 tons annue, costituendo ancora meno del 9% delle eccedenze alimentari che l’intera filiera produce. "In ogni caso - ha evidenziato il presidente di Federdistribuzione nella sua presentazione - nei tre anni del progetto LIFE, la quantità di eccedenze alimentari donate dalle insegne di Federdistribuzione al Banco Alimentare sono cresciute del 38%, e l’incremento dei punti vendita di Federdistribuzione attivi nelle donazioni è cresciuto del 27%, attestandosi a quasi 1.000 punti vendita".

Dai numeri emerge anche il ruolo dei consumatori finali, col 43% degli sprechi totali.  “La lotta allo spreco alimentare non può prescindere dall’educazione del consumatore: è infatti tra le mura domestiche che purtroppo si registrano ancora i maggiori sprechi con circa 85 chilogrammi di cibo pro capite che ogni anno finisce nella spazzatura", ha dichiarato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. "Le motivazioni sono riconducibili a scorrette abitudini alimentari e retaggi del boom economico che per anni hanno portato le famiglie a riempire i carrelli di prodotti fuori misura frutto di mode, pubblicità e canoni estetici dettati dal marketing. Come prima associazione di consumatori in Italia ci siamo impegnati a sensibilizzare i consumatori verso corretti stili di vita e più consapevolezza sia nel fare la spesa che nel modo di conservare e cucinare gli alimenti: l’abbiamo fatto parlando alla gente con incontri sul territorio, pubblicazioni e materiali digitali cercando di abbattere i pregiudizi e promuovendo i comportamenti virtuosi. La strada è ancora lunga: è fondamentale avere il supporto delle Istituzioni (la legge Gadda segna un passo avanti epocale) e delle imprese per ridurre gli sprechi nell’intera filiera, ma l’auspicio è che anche i mezzi di comunicazione capiscano l’urgenza di diffondere messaggi improntati al rispetto del cibo e alla cultura del riciclo”.

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