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CLARA MOSCHINI

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8 marzo, ecco le donne che hanno fatto la storia della birra

AssoBirra propone un excursus storico

L’otto marzo si avvicina e in occasione della Giornata Internazionale della Donna AssoBirra, l’Associazione dei birrai e maltatori italiani, celebra tutte le donne e in particolare le beer lover di ogni tempo ripercorrendo la straordinaria storia millenaria della birra, di cui le donne sono state protagoniste fondamentali. Un binomio che continua a essere consolidato, come hanno evidenziato i risultati dell’indagine “Gli Italiani e la birra” commissionata da AssoBirra ad AstraRicerche. Dalla ricerca, infatti, è emerso che il 70% delle donne italiane consuma birra e il 30% di loro lo fa almeno due volte a settimana; tra donne e uomini non sembrano quindi esserci grandi disparità.

Negli ultimi 5 anni inoltre 4 donne su 10 hanno aumentato i consumi di birra, diventando delle vere esploratrici del gusto. Mesopotamia 4500 a.C: una donna abbandona una ciotola piena d’orzo come dono propiziatorio per gli dei. L’orzo resiste alla pioggia battente per poi essere riscaldato dal sole ed iniziare a fermentare. In un villaggio sconosciuto tra il Tigri e l’Eufrate nasce, a opera di una donna, la prima birra. In questa regione la birra era considerata infatti un alimento, al pari del pane, e la sua produzione era naturalmente affidata alle donne tanto che nel corredo di ogni sposa non mancavano mai gli strumenti e gli ingredienti necessari a prepararla. In antichità la birra è sempre stata associata al concetto di fertilità, al rito delle messi e alle divinità femminili come Ninkasi, venerata dai sumeri.

Nel 1° secolo a.C. sarà la regina Cleopatra, grazie alle relazioni diplomatiche con i romani, a facilitare l’esportazione della birra al di là del Mediterraneo, dove il vino all’epoca la faceva da padrone. Non fu facile per i Romani acquisire questa nuova abitudine di consumo, nel corso dei secoli però la birra riuscì ad affermarsi tanto da legarsi alla dea Cerere, la controparte femminile di Bacco e del suo vino, da cui il nome cerevisa. Dai reperti storici sappiamo anche che Cleopatra beveva zithum e offriva agli dei coppe di birra cevrin, di migliore qualità; alla birra zithum è legata anche la statua della Dea Zampillante Birra risalente al XVIII secolo a.C.

Che già in antichità le donne fossero estimatrici di birra è dimostrato dagli affreschi di Palazzo Cnosso, a Creta, datati tra il 2000 e il 1450 a.C. Perché la produzione faccia un grande passo avanti bisognerà attendere secoli, furono infatti i monaci a modernizzare le tecniche di una tradizione brassicola medievale ancora piuttosto primitiva.
Fu la monaca tedesca Hildegard von Bingen intorno al 1100 a sistematizzare per prima gli studi sul luppolo e a impiegarlo come aromatizzante al posto delle spezie. Le campagne e i villaggi inglesi poi, daranno i natali alla figura della alewise, letteralmente birraia: nel 1700 l’80% delle licenze era in mano alle donne (che comunque dovevano avere l’appoggio di un uomo per ottenerla). L’industrializzazione traccia una linea netta tra ciò che era prima e quello che sarebbe stato dopo: gli uomini prendono in mano quasi totalmente la produzione della birra, e anche nell’immaginario comune la donna sembra sparire dallo scenario brassicolo.

Oggi sappiamo che non è affatto così. Le imprese femminili rappresentano il 10.8% del comparto birrario; la birra è sempre molto amata dall’universo femminile e, come hanno evidenziato i risultati dell’indagine, il 58% delle italiane beve la birra perché ne apprezza il gusto, il 48% perché è facile da abbinare con i cibi e infine il 37% perché crea condivisione.

 

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