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CLARA MOSCHINI

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illyCaffè: negozi chiusi, bene gdo ed e-commerce

Esclusivo: Andrea Illy spiega come il gruppo sta affrontando l'emergenza Covid-19

“Continuiamo a produrre”. È la dichiarazioni, secca, di Andrea Illy, presidente di Illycaffè, uno dei player globali con Starbucks, Costa e Caffe Nero nella fascia alta di coffee bar. L'azienda triestina che esporta oltre il 50% del prodotto in 140 paesi del mondo (in primis Stati Uniti e Cina) affronta il coronavirus. “Abbiamo messo in smart working il 60% dei dipendenti, tutti i colletti bianchi. I pubblici esercizi sono chiusi e noi produciamo  solo per la grande distribuzione e per i vari punti vendita. C'è una domanda inesauribile di alimentare sia nella grande distribuzione che nell'e-commerce, a cui cerchiamo di stare dietro”, spiega Illy. L'horeca perde parecchio, e quella parte di produzione per ora è in stallo. 

“Abbiamo attuato comunque una serie di piani di risk management, andiamo avanti con programmi motivazionali. L'assicurazione ai dipendenti per il baby sitting, per esempio, è garantita ai nostri dipendenti da tempo. L'aumento degli stipendi ci sarà, ex post”, sottolinea Illy. La preoccupazione sul dopo è palpabile, soprattutto se il pil nazionale dovesse subire un contraccolpo pesante. “Ci sono troppi timori di recessione, temiamo che la perdita del prodotto interno lordo sia difficilmente recuperabile. Comunque sia noi abbiamo cominciato a fare i conti, intanto, con il cambio di abitudini degli italiani nel consumo del caffè. Questo stare in casa forzato ha mutato radicalmente il rapporto con il nostro prodotto. Per recuperare ci vogliono investimenti nuovi. Così abbiamo deciso di concentrare gli investimenti dei prossimi anni soprattutto sulla salute. Abbiamo definito una serie di piani per decarbonizzare l'azienda con investimenti che non saranno meno del 2% del faturato annuo”.

Illycaffè. Un giro d'affari che nel 2018, anno particolarmente brillante, è stato di 483 milioni di euro, il 3,5% rispetto al 2017, un utile netto di 18,1 milioni di euro (+39,1% sul 2017) e una redditività ai massimi storici con l'ebitda a 75,3 milioni di euro, +10,7% sul 2017. C'è attesa sui numeri del 2019 (l'assemblea dovrebbe essere ad aprile, coronavirus permettendo) che, anticipa Illy, è si è rivelato un “buon anno di crescita”. Una bella spinta ai numeri di Illycaffè l'ha data l'accordo con con JAB per la produzione e distribuzione di capsule in alluminio a marchio Illy, attraverso la piattaforma JDE a livello internazionale che incrementa il peso dell'azienda in Italia e all’estero, consentendole di mantenere il posizionamento nella fascia alta del mercato. 

Niente borsa, invece,  (“non è nei programmi”, dice Andrea Illy) e nessuna acquiszione ma crescita per vie interne. Difficile, sostiene Illy, “incontrare altre azienda che, per prodotto e tecnologia, possano mettere in moto sinergie al passo con la nostra”. Le prospettive sono sopratutto dirette all'export. “Vogliamo essere ancora più forti negli Stati Uniti, che è il nostro primo mercato estero, ad alto valore aggiunto”, dice Illy. Nel 2018 il peso delle vendite fuori dall'Italia è stato pari al 65% del fatturato e, tra i mercati in forte crescita, figurano proprio quello nordamericano (+8,4% di vendite a volume) e quello cinese (+12,2%). 

Anche l’e-commerce ha performato alla grande rispetto all'anno precedente, con +78,9%. “L'e-commerce è strategico - sottolinea Illy - Siamo stati tra i primi al mondo a metà anni '90 ad affrontare questo canale. Da 25 anni prersenti con il nostro sito diretto e collaboriamo con giganti come Amazon e Alibaba”. Infine, una nota sulle questioni di  famiglia che vedrebbero uno dei fratelli, Francesco,  (gli altri sono, oltre ad Andrea, Riccardo e Anna) intento a vendere la sua quota, si dice al fondo Peninsula. “Ha intenzione di vendere. Si sta lavorando in tal senso”, taglia corto Andrea Illy.

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