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CLARA MOSCHINI

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Celebrazioni: i 150 anni di Meletti (nonostante la pandemia)

Tra anisette e amari, cinque generazioni di attività per la distilleria di Ascoli Piceno

Producono Anisetta, elegante liquore all’anice e spezie aromatiche, dalla seconda metà dell’800 e non si sono mai fermati. Neanche adesso che, a scartamento ridotto e ingressi scaglionati, continuano a distillare volumi inferiori: onorando cosi lo scoccare di 150 anni di blasonatissima storia. Quando infatti il 20 settembre 1870 i bersaglieri sfondavano a Porta Pia, Silvio Meletti fondava, in quel di Ascoli Piceno, la distilleria che ancora adesso reca il suo nome. Portando alla ribalta la cittadina marchigiana con un’“aristocratica bevanda per il palato”, dalla ricetta tuttora segreta, in grado di reggere il confronto con le più famose anisette estere. E regalandole a inizi ‘900 un caffè liberty “degno di una capitale europea”. 

Cinque generazioni più tardi, un altro Silvio alla guida con il cugino Aldo, e un’infinità di semi di anice dopo (famoso quello verde della vicina Castrignano) la distilleria Meletti si ritrova alle prese con celebrazioni in tempo di crisi di mercato, estero compreso, cui è dovuto circa il 30% dei 2 milioni di Euro di fatturato. Visto che tra i vari buyer sono gli americani ad andare pazzi per gli spirits ascolani: e che delle 350mila bottiglie prodotte l’anno (differenziate in 20 specialità) 110mila vanno tutte negli USA. 

“Gli italiani hanno insegnato al mondo non solo a mangiare ma anche a bere: e questo vale anche per i nostri liquori”, spiega Matteo Meletti, responsabile export dell’azienda. “I mercati si aprono e si chiudono di continuo (dal 1934 abbiamo ricominciato almeno tre volte) ma negli Usa negli ultimi 20 anni abbiamo fatto un ottimo lavoro, anche meglio di aziende più famose, andando incontro ai gusti del pubblico locale”. A furoreggiare oltreoceano non è però tanto il fresco bouquet floreale dell’Anisetta quanto la morbidezza dell’Amaro Meletti, che al ritmo di 50.000 bottiglie l’anno dilaga tra i mixologist americani, apprezzatissimo per cocktail e long drink. “A contrario che in Italia, dove l’amaro è sempre meno consumato, specie a fine pasto come digestivo”, continua Meletti, “all’estero è proprio esplosa una moda: abbiamo riformulato la ricetta e il gusto bilanciato e aromatico di questo prodotto sta andando fortissimo nella miscelazione. Dal 2019 siamo ripartiti anche con il Fernet, leggermente più aggressivo ed alcoolico, rielaborato da mio fratello Mauro, responsabile della qualità”. 

Un mercato insomma in forte espansione, che prometteva crescite a doppia cifra fino a tre mesi fa. “I dazi del 25% imposti da Trump non ci avevano certo aiutato”, spiega ancora Meletti, “ma ora la pandemia rischia di vanificare gli investimenti effettuati. Ci stavamo appena riprendendo dal terremoto di quattro fa, un’emergenza gravissima ma localizzata, che non aveva avuto ripercussioni sull’export. Ora l’emergenza è mondiale e soluzioni da trovare al volo non ce sono. E da aprile il calo delle vendite in Italia è stato superiore al 50%. Per questo sono totalmente d’accordo con quanto richiesto dal nostro presidente Micaela Pallini (EFA News 20/4/2020) e cioè sospensione delle accise per i mesi di emergenza e abolizione del contrassegno di stato, la fascetta verde sulle bottiglie che attesta l’avvenuto pagamento delle accise sui liquori: è una pratica obsoleta, già abolita da molti paesi europei, che non solo ha un costo ma fa anche sprecare tempo nelle fasi di lavorazione. Le previsioni? Se le attività riapriranno a poco a poco, senza nuovi blocchi totali, possiamo sperare in perdite contenute”. 

Come celebrare quindi questo marchio pluripremiato (il primo nel 1878, l’ultimo nel 2019 ad opera della Stampa Estera in Italia) in tempi di pandemia? “Abbiamo in cantiere un’infinità di eventi, tra cui il lancio di un prodotto ad hoc, ma dobbiamo per forza navigare a vista”, conclude Meletti. “Idee cui attingere, tra pubblicità e documenti, peraltro non mancano, il nostro archivio è sterminato. Per non parlare dei clienti storici”. Valga per tutti uno: Trilussa. Che goloso di Anisetta scrisse non a caso “quante favole e sonetti m’ha ispirato la Meletti”.

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