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CLARA MOSCHINI

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Caffè letterari e libri, al Salone (virtuale) di Torino

Da oggi al 17 maggio, per iniziativa del Consorzio dell'espresso italiano tradizionale

Caffè e Cultura vanno a braccetto; non è un caso che al Salone del Libro di Torino ci sia sempre stato uno spazio intitolato “Caffè Letterario” – dove autori e lettori si incontravano e si raccontavano-. In queste due parole, “Caffè Letterario”, è racchiusa tutta la meraviglia che ruota intorno a questa bevanda: il rito e la sua socialità,ma anche l’espressione di una cultura, anzi di tante culture che non mancano di essere raccontate attraverso i libri, alcuni dei quali hanno visto il debutto proprio al Salone. E’ così che il Consorzio di tutela del Caffè Espresso Italiano Tradizionale vuole omaggiare il Salone del Libro e il caffè espresso italiano che, proprio come il suo aroma, penetra nelle pagine di gran parte della letteratura italiana e mondiale, accompagnando e accomunando tutti con il suo rito: gli scrittori, i personaggi dei romanzi, e gli stessi lettori.

Diversi i narratori che hanno dato centralità al caffè, come Laura Campiglio che,  nel nuovo romanzo Caffè Voltaire, è come se ti facesse prendere posto in uno di quei caffè a cui siamo affezionati e in cui amiamo rifugiarci alla fine delle giornate difficili, centro attivo della vita delle piccole o grandi comunità. Il romanzo prende il titolo dal caffè preferito della protagonista, Anna Naldini, trentacinquenne in piena fase di bilanci come tanti della sua età.

Diego Galdino che nel best seller Il primo caffè del mattino racconta la storia di un barista che ogni mattina, appena entrato nel suo locale, si prende il tempo per gustare un espresso italiano tradizionale fatto a regola d’arte. Ne assapora l’aroma floreale e il gusto diverso ogni giorno. E sarà proprio uno di questi caffè a cambiare la vita del protagonista. E’ un osservatorio privilegiato quello di Galdino, barista ma anche scrittore e autore, che commenta“una delle cose più belle è quando i lettori dei miei libri, anche stranieri, vengono appositamente al bar a trovarmi. Hanno gli occhi sgranati quando mi vedono dietro al bancone a fare i caffè e capiscono che tutto quello che racconto è vero, e diventano automaticamente parte delle mie storie come i personaggi dei libri che hanno letto”.

Massimo Cerulo, professore di Sociologia all’Università degli studi di Perugia e in Sorbona (CERLIS-Paris Descartes), che con la sua Danza dei caffè, ci porta all’interno di questi luoghi democratici, dove si ritrovano comuni cittadini, politici, uomini d’affari, studenti, giovani, anziani e, perché no, amanti. In questa quotidianità si incrociano le storiedi chi rende vivo il rito del caffè, in una vera e propria “danza”. Punto di vista unico anche quello di Cerulo che si focalizza sul ruolo che gioca il caffè in società: “Sorseggiando il caffè si conversa fra pari, sorridendo. Ci si rapporta all’altro costruendosi reciprocamente una forma di realtà libera, ludica e gratuita che mette tra parentesi ricchezza e posizione sociale, erudizione e fama, capacità eccezionali e meriti dell’individuo. In un appuntamento di fronte a una tazzina di caffè, la socievolezza è quella forma di conversazione che si manifesta da subito: aiuta a rompere il ghiaccio, a formulare le prime frasi e domande affinché inizi una prima conoscenza, permette di sfiorarsi con gli occhi e le parole”.

“Il fatto che il caffè espresso e i caffè siano protagonisti di tanti libri è ancora una volta testimonianza del valore sociale e culturale di una bevanda che è assoluta protagonista della vita quotidiana degli italiani - sottolinea Giorgio Caballini di Sassoferrato, presidente del Consorzio di Tutela del Caffè Espresso Italiano Tradizionale -. Da nord a sud della nostra Penisola, i caffè storici, i caffè letterari  e i bar, con i loro rumori, le loro voci e profumi, sono la dimostrazione del profondo, intimo radicamento che il caffè espresso italiano tradizionale ha nella società italiana. II momento delicato che stiamo vivendo sospende questo rito, ma torneranno certamente i tempi in cui potremo rivivere nella sua interezza la socialità e la cultura del rito del caffè espresso italiano tradizionale fatto a regola d’arte”.

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