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CLARA MOSCHINI

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Covid-19: UE conferma che il cibo non è fonte di trasmissione

Il commissario Kyriakides: "Non si dovrebbero imporre ulteriori certificazioni per gli alimenti che circolano legalmente nel mercato unico"

La risposta della Commissione a varie interrogazioni di parlamentari europei.

Risposta di Stella Kyriakides a nome della Commissione europea (11.6.2020).

La crisi del coronavirus pone in evidenza la sfida di proteggere la salute pubblica evitando nel contempo di ostacolare la libera circolazione e la consegna di merci e di servizi essenziali in tutta Europa. È fondamentale che il mercato interno dell'UE rimanga operativo, al fine di rispondere alle esigenze dei cittadini in tutta l'Unione. Come comunicato nella risposta all'interrogazione scritta 001263/2020, la Commissione non è a conoscenza dell'attuale richiesta da parte degli Stati membri di una certificazione aggiuntiva "esente da virus" per i prodotti alimentari. Secondo il parere dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) non ci sono prove che il cibo sia fonte o veicolo di trasmissione della Covid-19(1). 

Non si dovrebbero imporre ulteriori certificazioni per gli alimenti che circolano legalmente nel mercato unico dell'UE. Eventuali misure di questo genere risulterebbero sproporzionate e inaccettabili. Sarebbero inoltre contrarie alle attuali raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità e dell'Organizzazione mondiale per la salute animale. Per contribuire a preservare l'integrità del mercato unico dei beni, in particolare delle catene di approvvigionamento, e a prevenire pratiche sleali, il 16 marzo 2020 la Commissione ha pubblicato gli "Orientamenti relativi alle misure per la gestione delle frontiere destinate a tutelare la salute e garantire la disponibilità di beni e servizi essenziali"(2). 

In tali orientamenti la Commissione ha specificato che non si dovrebbero imporre ulteriori certificazioni per i beni che circolano legalmente nel mercato unico dell'UE né tali certificazioni dovrebbero essere imposte dai partner commerciali dell'UE quando si esportano prodotti agroalimentari dell'UE. Il 23 marzo 2020 la Commissione ha inoltre pubblicato una comunicazione sull'attuazione delle corsie verdi ("green lanes")(3). Gli orientamenti sono applicabili anche ai prodotti alimentari e contengono un riferimento esplicito alla summenzionata dichiarazione dell'EFSA. 

La Commissione ha inoltre pubblicato una serie di domande e risposte specifiche sulla Covid19 e sulla sicurezza alimentare(4). 

(1) https://www.efsa.europa.eu/it/news/coronavirus-no-evidence-food-source-or-transmission-route. 

(2) https://ec.europa.eu/home-affairs/sites/homeaffairs/files/what-we-do/policies/european-agendamigration/20200316_covid-19-guidelines-for-border-management.pdf. 

(3) https://ec.europa.eu/transport/sites/transport/files/legislation/c20201897_en.pdf. 

(4) https://ec.europa.eu/food/sites/food/files/safety/docs/biosafety_crisis_covid19_qandas_en.pdf



Di seguito l'interrogazione del 5/3/2020 dei parlamentari  Silvia Sardone, Lucia Vuolo, Angelo Ciocca, Alessandro Panza, Marco Zanni, Isabella Tovaglieri, Simona Baldassarre, Rosanna Conte, Stefania Zambelli, Francesca Donato, Marco Campomenosi, Annalisa Tardino, Paolo Borchia, Vincenzo Sofo 

In questi giorni sono state numerose le segnalazioni di richieste, da parte di acquirenti e catene di distribuzione, di certificazioni sanitarie aggiuntive sulle merci italiane, senza alcuna motivazione scientifica, a partire dalla verdura fino alla frutta, passando anche per eccellenze come il Grana Padano e il Prosecco.

Molti speculatori di vari paesi europei chiedono un bollino “coronavirus free” sui prodotti. Si tratta di comportamenti ingiustificati che mettono a rischio la libera circolazione delle merci, anche all'interno dell'Unione, e vanno a colpire un settore strategico del made in Italy come l'agroalimentare. Il rischio denunciato dalle associazioni di categoria è che sia in atto una forma di sciacallaggio, cercando di azzoppare un settore fondamentale per l’economia italiana e con il rischio di favorire prodotti contraffatti che già tanto penalizzano il Made in Italy.

Si chiede alla Commissione:

1. Se sia a conoscenza di queste pratiche insensate;

2. Se abbia intenzione di ribadire che non sono legittime e tollerabili richieste di certificazione aggiuntive per i prodotti italiani, poiché non sussistono rischi di trasmissione del virus attraverso gli alimenti e gli imballaggi;

3. Se abbia in programma azioni concrete contro comportamenti che violano il principio di libera circolazione e rappresentano strumentali tentativi di bloccare l’export italiano.

red - 12152

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