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CLARA MOSCHINI

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Luckin Coffee al capolinea

La società cinese verrà cacciata da Wall Street

Nonostante il nome la fortuna non aiuta Luckin Coffee, il colosso cinese delle caffetterie travolto dallo scandalo delle vendite false. La catena che puntava a diventare come Starbucks uscirà dal Nasdaq, dove è quotata dalla primavera 2019, e il prezzo delle sue azioni è precipitato del 53% a 1,40 dollari. Dopo aver ricevuto due avvisi di delisting da parte del Nasdaq, Luckin ha infatti ritirato la richiesta di una audizione davanti agli uffici competenti - che era fissata per ieri - e, pertanto, i titoli Adr verranno sospesi dalle contrattazioni a partire da lunedì. A questa decisione seguirà il formale delisting una volta scaduti i termini per fare ricorso da parte della società. 

A inizio aprile la società di gestione del mercato Usa era intervenuta dopo che Luckin Coffee aveva ammesso irregolarità nei conti 2019, circostanza che aveva portato all'allontamento dell'amministratore delegato e del direttore operativo. Martedì scorso Luckin aveva comunicato di aver ricevuto un ulteriore avviso da parte del Listing Qualifications Staff a causa della mancata approvazione dei conti 2019; la sua risposta è stata che il ritardo nella predisposizione dell'Annual Report era stato dovuto alla situazione particolare causata dall'emergenza Covid nonchè alla presenza di una indagine interna ancora non completata. Il caso Luckin Coffee si inserisce anche nella stretta annunciata in primavera da parte dell'amministrazione Trump sulle società cinesi quotate al Nasdaq.

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