It does not receive public funding
Editor in chief:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube

Riso, la varietà Japonica del Myanmar non fa concorrenza sleale

Risposta a interrogazione: per la Commissione UE non servono nuovi dazi

Risposta di Janusz Wojciechowski a nome della Commissione europea (7.7.2020). 

La Commissione segue da vicino le importazioni di riso Japonica dal Myanmar e da altri paesi asiatici. Tali importazioni non sono oggetto delle misure di salvaguardia in vigore dal gennaio 20191 e sono effettivamente aumentate in modo sostanziale, mentre nel 2019 le esportazioni di riso Indica dal Myanmar sono diminuite in conseguenza delle suddette misure. Difatti, le importazioni totali di riso lavorato proveniente dai paesi dell'accordo ''Tutto tranne le armi'' ("Everything But Arms" - EBA) sono diminuite del 28 % nel periodo compreso tra settembre 2019 e marzo 2020, rispetto allo stesso periodo della campagna precedente (da 243 588 tonnellate a 175 954 tonnellate). 

Tuttavia, di recente, le importazioni dai paesi EBA hanno ricominciato ad aumentare, probabilmente a causa dell'incremento della domanda provocato dalla crisi della COVID-19. Al momento non sono in corso indagini sulle importazioni di riso Japonica. I prezzi di mercato e le previsioni di produzione dell'UE sembrano denotare una notevole resilienza del mercato risicolo europeo. Nessun elemento sembra indicare che i prezzi italiani siano crollati. Inoltre, come osservato dalla Commissione nelle risposte alle interrogazioni scritte 545/20, 516/20, 253/20 e 155/20, non vi è ad oggi alcun motivo per ritenere che le importazioni di riso Japonica rappresentino concorrenza sleale.

 A livello dell'UE, i dati di mercato non mostrano un impatto significativo delle attuali importazioni di riso Japonica supplementari dal Myanmar. Secondo la Commissione non vi è al momento alcuna giustificazione per reintrodurre dazi sul riso Japonica proveniente da paesi EBA. Dal punto di vista giuridico, trattandosi di due prodotti di tipo diverso, non è possibile estendere le misure istituite nei confronti del riso Indica al riso Japonica. Le misure possono essere stabilite soltanto sulla base di una nuova inchiesta in grado di dimostrare che le importazioni di riso Japonica hanno causato o minacciato di causare gravi difficoltà ai produttori dell'UE. 

La Commissione è pienamente consapevole del fatto che le importazioni, incluse quelle di riso, da parte dei paesi EBA e di altri paesi che beneficiano di diverse concessioni commerciali possono competere sui mercati dell'UE con costi di produzione inferiori. Questo non costituisce tuttavia un motivo per adottare misure di sostegno per i produttori dell'UE. 

(1) Regolamento di esecuzione (UE) 2019/67 della Commissione, del 16 gennaio 2019 (GU L 15 del 17.1.2019 


Di seguito l'interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione dell'On. Susanna Ceccardi, del 31/3/2020

Il 75 % dei risicoltori italiani si basa sulla varietà Japonica, con autentiche eccellenze come l'arborio e il carnaroli.

Numerose associazioni di produttori di riso italiano lamentano la concorrenza sleale rappresentata dalle importazioni di riso Japonica, tuttora esente da dazi UE, proveniente dalla Cambogia e soprattutto da Myanmar.

Le sanzioni fino ad oggi applicate verso questi due paesi riguardano, infatti, soltanto la varietà di riso Indica e se l'attuale trend di importazioni dovesse mantenersi costante fino al termine della campagna si potrebbero toccare le 131 000 tonnellate, superando di 46 000 tonnellate  il livello record della scorsa campagna.

L'Italia è il primo produttore in Europa di riso Japonica e la crescente concorrenza asiatica ha già fatto crollare il prezzo del riso "Made in Italy".

Alla luce di quanto sopra, può la Commissione rispondere ai seguenti quesiti:

1. Come intende porsi di fronte alla concorrenza sleale rappresentata dal riso di varietà Japonica? 

2. Intende estendere la clausola di salvaguardia anche a questa varietà di riso europeo?

3. Con quali misure sosterrà i risicoltori italiani colpiti dagli effetti della concorrenza sleale del sud-est asiatico, dove la produzione a basso costo è possibile anche sacrificando diritti umani e norme ambientali e sanitarie?

red - 12521

© EFA News - European Food Agency Srl
Similar