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Pietro Coricelli in controtendenza: export forte negli Usa

Azienda umbra punta a raggiungere 100 mln euro di ricavi oltreoceano

Pietro Coricelli si conferma azienda a tutto export, con un grande punto di forza negli Usa. Dei 389 milioni di euro di fatturato del 2025, il 58% è generato dai mercati esteri: una svolta significativa, se si pensa che, nel 2024, la quota export era soltanto del 36% (leggi notizia EFA News).

"Gli Usa si sono confermati un mercato importante per l'olio extravergine d'oliva e, malgrado le tensioni commerciali derivanti dai dazi, l'anno scorso abbiamo registrato una crescita interessante", conferma Chiara Coricelli, presidente e amministratore delegato dell'azienda umbra in un'intervista a Corriere Economia di oggi. "Con il potenziamento dell'area vendite internazionali vogliamo replicare in tutti quei Paesi ad alto consumo di olio evo, che ciò che già rappresentiamo in Italia, ovvero un brand fortemente legato al Made in Italy".

Quanto sta avvenendo con Coricelli, è un segnale in controtendenza rispetto a un mercato Usa dove le importazioni Evo italiano sono scese del 40% nei primi quattro mesi del 2026 (leggi notizia EFA News). Chiara Coricelli parla di un primo semestre che "si è rivelato stabile", quindi, per la sua azienda, nel 2026, l'obiettivo è "aumentare ancora la crescita americana", passando dai 70 milioni di ricavi di due anni fa a un risultato vicino ai 100 milioni.

Lo sviluppo dei mercati esteri di Pietro Coricelli non trascura aree come Belgio, Olanda e Brasile ."Di recente, abbiamo notato un certo fermento in Australia, dove sta tornando l'attenzione per il Made in Italy, e sta crescendo in maniera importante la Corea del Sud, dove stanno avendo un grande impatto tutti quei prodotti legati al benessere e alla salute, e quindi anche l'olio Evo".

Secondo Chiara Coricelli, "il consumatore ci sta dicendo che la discesa del prezzo si deve fermare, che l'olio non può costare così poco, altrimenti ne mette in dubbio la qualità". Al contempo, gli operatori della filiera olearia italiana hanno bisogno della "collaborazione di grande distribuzione e istituzioni, per spiegare al consumatore che c'è un mondo di prodotti che, sì, costano di più ma danno un valore aggiunto. Ma non sempre veniamo ascoltati", sottolinea Coricelli.

In altre parole, l'olio Evo "non è una commodity, per diversi motivi: a livello globale è una nicchia di mercato rispetto al mondo degli oli vegetali, è un prodotto di qualità superiore, ha tante varianti premium. Andrebbe costruita una narrativa simile a quella del vino: c'è un prodotto base ed esistono altre varietà che valorizzano al meglio ciò che cuciniamo", aggiunge il presidente e AD di Pietro Coricelli.

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EFA News - European Food Agency
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