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CLARA MOSCHINI

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Farm to Fork, Ue rischia di sbandare sui pregiudizi

Compag: "Irrealistico pensare che tutta la produzione agricola possa essere sostituita dal biologico"

La strategia decennale “Farm to Fork” (F2F) della Commissione europea come parte fondamentale dell’European Green Deal è stato studiato per guidare la transizione verso un sistema agro-alimentare europeo più sostenibile, con obiettivi precisi per tutti gli Stati membri da raggiungere entro il 2030, tra cui ridurre del 50% l’uso di fitosanitari chimici, dimezzare la perdita di nutrienti garantendo al tempo stesso che la fertilità del suolo non si deteriori (riducendo, di conseguenza, di almeno il 20% l’uso di fertilizzanti), trasformare il 25% dei terreni agricoli in aree destinate all’agricoltura biologica. Compag, la federazione nazionale delle rivendite agrarie, appoggia la strategia in generale, tuttavia ritiene che vada fatta chiarezza su alcuni concetti di base per evitare di cadere in inutili quanto dannosi pregiudizi.

Una nota della federazione spiega che "l’agricoltura biologica – ormai una vera e propria moda - non comporta necessariamente un minore impiego di prodotti per la difesa. Anche le produzioni biologiche richiedono trattamenti, proprio come quelle non definite bio. Le colture biologiche possono sicuramente disporre di una minore varietà di sostanze attive da utilizzare, ma tutti i prodotti immessi sul mercato – biologici e non – hanno avuto una coltura trattata contro le malattie. In sostanza, diverse sono le tecniche agricole applicabili e che devono essere indirizzate al rispetto dell’ambiente, ma vanno valutate oggettivamente e non in maniera aprioristica".

Inoltre "non bisogna dimenticare che anche le sostanze ottenute da estratti vegetali impiegate nel trattamento delle colture biologiche possono essere molto pericolose. Ne sono un esempio gli estratti di neem e di piretro. Per non parlare di quegli estratti vegetali ai quali sono attribuite funzioni diverse da quelle per le quali sono utilizzate in modo da evitare il costoso (in termini di studi da eseguire e di burocrazia) iter di registrazione riservato ai prodotti fitosanitari. Molti ricorderanno le infelici conseguenze dell’utilizzo dei panelli di ricino (sottoprodotti della spremitura dei semi di ricino) in agricoltura biologica: impiegati ufficialmente come fertilizzanti, in realtà venivano apprezzati particolarmente per la loro azione contro gli insetti terricoli. La sanità lombarda ebbe modo di verificarne la pericolosità in seguito alla morte di un cane per emorragia interna a causa della ricina, una potente citotossina".

Compag sottolinea, inoltre, "che non vi sono dati scientifici secondo i quali i prodotti bio siano qualitativamente superiori per le caratteristiche organolettiche o più sicuri per la ipotetica mancanza di residui, poiché l’analisi dei residui si basa sulla ricerca dei fitosanitari di sintesi e non di altre sostanze, potenzialmente altrettanto dannose, che non vengono individuate solo perché non cercate".

“L’obiettivo di perseguire sistemi di produzione e di approvvigionamento che premino una maggiore sostenibilità ambientale e salvaguardia della salute” afferma Vittorio Ticchiati, Direttore di Compag “deve tenere in considerazione i molteplici fattori in gioco e istituire un sistema di controlli efficiente, non partire dal presupposto che una tecnica di produzione agricola sia migliore rispetto ad un’altra: le tecniche di produzione non biologiche sono perfettamente in grado fornire prodotti qualitativamente eccellenti nel rispetto dell’ambiente. È vero che il biologico ha registrato un aumento vertiginoso negli ultimi anni, ma pensare che tutta la produzione agricola possa essere sostituita dal biologico è irrealistico, così come pensare che le coltivazioni biologiche non vengano sottoposte a trattamenti, aspetto che dovrebbe essere specificato in modo chiaro nel documento ufficiale. Il pubblico deve sapere che ridurre l’impiego di fitosanitari è impossibile senza uccidere l’agricoltura”. 

“Non si stimola la ricerca con divieti o limitazioni, come la limitazione del 50% all’uso dei fitosanitari prevista dal documento” continua Ticchiati. “Quando la Commissione intende promuovere iniziative per indirizzare la commercializzazione attraverso un codice di buone pratiche per favorire la diffusione di un’agricoltura sostenibile, non può limitare la propria visione a qualcosa definito biologico: vanno identificate delle procedure di verifica e controllo in grado di analizzare in maniera chiara e precisa come il prodotto sia stato ottenuto e valutare l’effettiva rispondenza agli obiettivi prefissati”.

Photo gallery Zucche Frutteto di mele
agu - 12636

EFA News - European Food Agency
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