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Contratto Alimentare/2. Unaitalia: "L'accordo non può essere imposto"

"Servono contratti settoriali basati sulle esigenze specifiche dei comparti"

Nonostante gli sforzi messi in campo bisogna prendere atto delle enormi differenze tra i vari comparti produttivi e ripensare tavoli delle trattative, dice l'associazione di rappresentanza del settore avicunicolo

“L’accordo siglato nella notte non può essere riconosciuto come Ccnl industria alimentare se ben 11 associazioni industriali su 14 non sono riuscite a convergere sulle richieste salariali, ma anche su alcuni passaggi normativi ritenuti essenziali. Nonostante gli sforzi messi in campo, bisogna prendere atto delle enormi differenze tra i vari comparti produttivi, sia sul piano delle esigenze organizzative che su quello salariale. È evidente che a partire da questo momento sarà ormai difficile parlare più di un contratto alimentare unico ma di contratti settoriali differenti per merceologia. Considerato il contesto di crisi e di incertezza economica, in questa fase dobbiamo tutelare tutti i nostri lavoratori e non possiamo accettare condizioni che rischierebbero di pregiudicare la sostenibilità dell’intero comparto”. È quanto dichiara Lara Sanfrancesco, direttore Unaitalia, associazione di rappresentanza del settore avicunicolo, dopo l’interruzione della lunga trattativa per il rinnovo del Ccnl dell’Industria Alimentare avvenuta nella notte del 30 luglio. 

"Le richieste arrivate dalle parti sindacali non considerano la pesante situazione di crisi, che anche gli organismi internazionali riconoscono come la più grave dal dopoguerra ad oggi e della quale non si conoscono tempi ed evoluzioni, in particolare a partire dal 2021 quando cesseranno le misure di sostegno (cassa integrazione e divieto di licenziamento). Il primo impegno delle nostre aziende associate è salvaguardare i livelli occupazionali e lavorare per un rinnovo del contratto che tenga conto dell’intero scenario e delle specificità del settore avicolo, che a differenza di altri settori agroalimentari, è caratterizzato da un’alta incidenza della manodopera impiegata in Italia a fronte di una bassa marginalità – prosegue la Sanfrancesco-. Confidiamo si possa tornare al dialogo sociale con la giusta serenità e dopo una riflessione sul futuro delle relazioni industriali e sulla opportunità di avviare dei percorsi negoziali separati che diano dignità a tutte le istanze ed esigenze delle parti".

CTim - 12833

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