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CLARA MOSCHINI

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Finagricola, al culmine della campagna estiva

Tra post-Covid e dati occupazione, intervista con Massimo Staiano, direzione stabilimenti

Un'estensione di 300 ettari adagiati nella piana del Sele, in provincia di Salerno, 31 siti agricoli, un vivaio, 3 stabilimenti produttivi, distanti al massimo 30 km dai vari appezzamenti, 26.000 tn di ortofrutta prodotte nel 2019, distribuite in tutta la Gdo europea, specie quella tedesca, austriaca e svizzera. Questi alcuni numeri di Finagricola, società cooperativa voluta nel 1986 da 10 soci campani e oggi “più grande orto d’Italia” secondo il claim coniato dai padri fondatori.

Azienda che in questi giorni tocca il suo picco di attività stagionale con la raccolta dei pomodori (9.300 tn realizzate lo scorso anno, ben il 34% della produzione totale), coltivati in una decina di varietà, tra datterini gialli e rossi, ciliegini, vesuvio, tondi, oblunghi, costoluti e cuore di bue. Unitamente a quella dei peperoni (circa 1.700 tn nel 2019) e delle melanzane (1.900 tn). Ma quali gli effetti post Covid sull’andamento della stagione? E quali quelli sull’occupazione? “Mentre durante il lockdown, che ha coinciso con il passaggio dalla produzione invernale (lattughe, indivie, rucola) a quella estiva, nella linea del fresco non abbiamo registrato cali, grazie agli aumenti del 30% di vendite nella Gdo, nostro principale canale distributivo, la crisi si sta mostrando ora in tutta la sua tragica gravità”, spiega Massimo Staiano, manager della direzione stabilimenti Finagricola. “A giugno nel fresco sono da segnalare infatti significative diminuzioni proprio nella Gdo, stimabili intorno al -25% di fatturato rispetto allo scorso anno. E le previsioni per luglio e i mesi a venire non fanno ben sperare”.

Leggermente diverso il discorso per le conserve, che Finagricola realizza al ritmo di circa 3 milioni di pezzi l’anno, con un volume pari, nel 2019, a 1760 tn. Settore nel quale nel 2011, con i marchi Grangusto e Così Com’è, l’azienda ha lanciato per prima i datterini in conserva naturale, seguiti a ruota dai datterini gialli (pregiati e dolcissimi, 12 gradi brix rispetto ai 4,5 dei cugini classici). Puntando così su un prodotto di nicchia, un tempo appannaggio di piccoli artigiani e oggi invece testimonial e flag product dell’azienda nel mondo, apprezzatissimo anche dai pizzaioli gourmet.

Ma proprio la scarsa mobilità e la contrazione dell’attività Ho.re.ca. hanno inciso sul fatturato di questo comparto: che seppur sostenuto da interessante incremento dell’on-line ha segnato un – 20% tra febbraio e aprile per poi attestarsi a un -10% nel mese di giugno.

Singolare poi la situazione sul fronte dell’occupazione, specie in queste settimane di punta. Nelle quali, tra utilizzo di disoccupati italiani nei campi e sanatorie, nei mesi scorsi si pensava ad un aumento degli stagionali impiegati (regolarmente). “Mi sento di dire che la situazione non ha influito sulla disponibilità della domanda, spiega ancora Staiano. “Abbiamo anzi quest’anno 50 operai in meno: e infatti, per mancanza di manodopera, non possiamo utilizzare tutta la superficie agricola. Ma quella del nostro settore è una carenza strutturale: perché sebbene non complesso, il lavoro nei campi, per tipologia e modalità, non è un lavoro assolutamente adatto a tutti. Né può essere attrattivo, tra temperature elevate, compiti assegnati e poche giornate di impiego”. Mission impossible insomma per impiegati e baristi la raccolta dei pomodori? “Ripeto, non è un lavoro per tutti. Occorre essere abituati al lavoro fisico, specie in campagna, alzarsi alle 6 del mattino e andare avanti per 7/8 ore, anche con un grandissimo caldo. E poi conta l’età e la struttura fisica. Ecco perché i giovani extracomunitari sotto i 30 anni, abituati a tutto questo, trovano un massiccio impiego in queste campagne stagionali. Non ultimo gioca il fattore necessità: che non sempre gli italiani hanno. Al momento, a fronte dei 377 impiegati nei siti produttivi, abbiamo 1015 operai a tempo determinato nelle aziende agricole, di cui il 47% stranieri, tutti reclutati sul nostro portale web e con regolare permesso di soggiorno”.

E le misure previste dal ministro Bellanova? Nessun impatto sulla disponibilità di manodopera in generale? “Chi utilizza lavoratori in nero non ha nessun interesse a mettersi in regola”, sottolinea ancora Staiano. “Il meccanismo di autodenuncia da parte del datore di lavoro o del lavoratore stesso ha di fatto disinnescato il decreto, che sta funzionando soltanto nel settore dell’impiego domestico. E poi chi spiega a questi ragazzi i passaggi secondo i quali procedere? E’ un meccanismo tutt’altro che facile”. Né all’interno degli stabilimenti la situazione è più rosea. “Anche qui molti italiani alla prima esperienza, anche giovani, non resistono: e dopo 2/3 giorni rassegnano le dimissioni…”.

A sentire il Rapporto Censis -Enpaia “Il valore dell'agricoltura per l'economia e la società italiana post Covid-19”, pubblicato a metà luglio, per l'87,9% degli italiani l'agricoltura sarà motore per la creazione di nuovi posti di lavoro. Chissà che idea hanno dell'agricoltura...

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