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CLARA MOSCHINI

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Sostenibilità, gli allevamenti ovini sardi all'avanguardia

Secondo i primi dati del progetto europeo "SheepToShipLife" coordinato dal Cnr

Arrivano i primi risultati sul monitoraggio degli impatti ambientali degli allevamenti ovini in Sardegna nell'ambito del progetto europeo "SheepToShipLIFE". L’obiettivo principale del progetto - coordinato dal Cnr, Istituto per la BioEconomia di Sassari, in partnership con Agris, Laore, assessorato regionale della difesa dell'Ambiente, dipartimenti di Agraria e di Scienze economiche e aziendali dell'Università sassarese - è quello di contribuire a migliorare le prestazioni ambientali del comparto ovino della Sardegna, individuando e applicando soluzioni innovative per la riduzioni delle emissioni di gas serra della filiera lattiero-casearia. Per raggiungere tale scopo il progetto sta analizzando, tramite la metodologia del Life Cycle Assessment in duecento aziende ovine e in dieci caseifici della Sardegna, le implicazioni ambientali dei processi di produzione del latte e dei formaggi DOP Pecorino Romano, Pecorino Sardo e Fiore Sardo, individuando i punti critici ambientali dei processi di produzione. Dai risultati dell’analisi saranno sviluppati due manuali di Buone Pratiche per la Mitigazione dei Cambiamenti Climatici (uno sulle tecniche agro-zootecniche, diretto alle aziende ovine, l’altro sul processo di caseificazione industriale) per la promozione dell’eco-innovazione e delle strategie di miglioramento e di ottimizzazione della qualità dell’intera filiera.

La Sardegna è stata scelta come area di intervento del progetto in quanto rappresentativa del comparto ovino mediterraneo: da sola conta oltre il 40% del patrimonio ovino italiano. Gli studi di SheepToShip LIFE evidenziano come "le relazioni tra l'allevamento ovino e le emissioni di gas serra sono poco studiate, nonostante la continua crescita a livello mondiale dei piccoli ruminanti e il rilevante interesse dei consumatori verso i prodotti di origine ovi-caprina". Le strategie elaborate per raggiungere questi obiettivi (-20% di emissioni di gas serra con l'incremento delle redditività negli ovili entro nel 2030) hanno seguito un approccio multidisciplinare che è stato presentato a Macomer nella sede del Consorzio per la tutela dell'Igp Agnello di Sardegna, durante un focus group che ha coinvolto circa 30 tra pastori tecnici e una delegazione delle istituzioni partner del progetto.

Il piano è stato declinato su una serie di tecniche di mitigazione che prevedono: incremento dell’efficienza riproduttiva del gregge, portando la fertilità media del gregge da circa il 75% al 99%, attraverso protocolli specifici (es. protocollo Sementusa); a questo consegue dunque un incremento dal 6 al 21% nella produzione di latte e del 40% circa della produzione di carne. Tra le altre tecniche di mitigazione, il miglioramento nella produzione dei foraggi in azienda, con tecniche di agricoltura conservativa che riducono i costi e le ore di lavoro ma migliorano la durata e la qualità dei pascoli, a vantaggio anche del valore nutrizionale e proteico dei foraggi, che così più apprezzati e digeribili dagli animali, contribuiscono alla riduzione delle emissioni di metano dei ruminanti, tra le voci maggiormente impattanti sul bilancio delle emissioni di CO2.

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EFA News - European Food Agency
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