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CLARA MOSCHINI

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Vicenza, la scure sul cibo d'asporto e ristoranti etnici

La città dichiara guerra e fast food e kebab

La città di Vicenza impone nuove norme inerenti alla presenza di attività commerciali, artigianali e dei pubblici esercizi in centro città. Venerdì 4 settembre, la giunta comunale, della città veneta riunita, ha messo appunto un piano per riequilibrare le attività commerciali del centro storico. Restrizioni e divieti che puntano "ad aumentare il livello di qualità del centro storico cittadino, per incrementare l’attrattiva turistica e dare nuovo impulso alla città di Vicenza", si legge sul sito del Comune.

Una scelta dal carattere tutto italiano, che vieta in sostanza l'apertura di ristoranti ed alimentari, compresi i distributori automatici, di prodotti etnici. Dovranno essere dismessi anche gli esercizi attualmente attivi, a favore di attività commerciali di origine italiana, che offrono preferibilmente prodotti del territorio. A questo si aggiunge il divieto di apertura nelle strade del centro storico, per negozi che vendono prodotti ritenuti di "bassa qualità". Tra questi rientrano gli internet point, le lavanderie self-service, gommisti, money transfer, cambio oro, carrozzerie ecc. 

La maggior parte delle restrizioni riguardano il mondo del food. Vietate le pollerie e macellerie che vendono carne proveniente da paesi esteri, compresa la carne halal. Stop ai fast food, alle catene alimentari che distribuiscono cibi industriali precotti ed agli esercenti commerciali che operano esclusivamente attraverso i distributori automatici. Le norme parlano chiaro: “interdette anche le aperture delle medie e grandi strutture di vendita di prodotti alimentari e non alimentari. Non sarà più possibile aprire bar e ristoranti affiliati a grandi catene che somministrano prodotti non riconducibili alla tradizione alimentare locale". 

Un'ulteriore 'regola' riguarda i 'livelli di qualità minima', che obbligano i ristoratori esistenti a garantire il wifi gratuito al tavolo, un menù plurilingue e delle zone apposite per il cambio dei bebè nei locali con aree più grandi.

Infine, “Per limitare il fenomeno dei possibili bivacchi dei clienti e dell’abbandono dei rifiuti in strada”, e limitare il consumo di cibo per le vie del centro storico, Vincenza vieta la vendita d'asporto, fatta eccezione per yogurterie, panifici, gelaterie e pasticcerie. 

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EFA News - European Food Agency
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