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CLARA MOSCHINI

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Firriato, quando la sostenibilità diventa un dovere

Intervista con Federico Lombardo di Monte Iato, coo dell’azienda siciliana

Il gruppo ha ricevuto il Premio Viticoltura Sostenibile della Guida Vini d’Italia 2021 del Gambero Rosso.

Firriato, ovvero una storia di grandi vini, amore per la terra, rispetto per l’ambiente. Tutta siciliana. Una storia anche pioneristica: coronata a metà ottobre scorso dal Premio Viticoltura Sostenibile della Guida Vini d’Italia 2021 del Gambero Rosso (Efanews 15/10/2020). Ma si fa presto a dire sostenibilità: perché, quella vera, è fatta di azioni concrete, misurabili e certificate. Lo sa bene Federico Lombardo di Monte Iato, chief operating officer di casa Firriato, solida formazione scientifica abbinata a sincera sensibilità ambientale. “Il riconoscimento”, spiega il manager, “ci riempie di orgoglio anche perché in Italia c’è poca cultura in materia di sostenibilità, sia nei consumatori che nel mondo dell’informazione. Lo stesso ambiente del vino la sta scoprendo adesso: non a caso il premio del Gambero è stato istituito soltanto due anni fa. Sotto questo punto di vista siamo molto più conosciuti all’estero. Le cose da noi stanno cambiando solo negli ultimi tempi: visto che nell’immaginario collettivo a lungo è valsa l’equazione tradizione uguale natura uguale sostenibilità. Ma purtroppo non è così: perché la scienza ci dice che spesso la tradizione è nemica della sostenibilità”. 

E difatti le abitudini “dell’abbiamo sempre fatto così”, da certe pratiche agronomiche all’uso dei fitofarmaci, non sempre si sposano con il rispetto dell’ambiente. “Anche perché nel frattempo in agricoltura sono cambiati gli obiettivi”, spiega ancora Lombardo di Monte Iato . “Una volta, ad esempio, l’uva si vendeva a peso e gli agricoltori, mirando alla quantità, quando irrigavano non si curavano se a fine anno avevano consumato più di 1800 metri cubi d’acqua. Né si praticava, come facciamo noi oggi, una viticoltura di precisione: secondo la quale, grazie ad una rete di monitoraggio, si interviene in vigna solo quando necessario”. 

Con 470 ettari di estensione, 6 tenute agricole sparse in tre diversi terroir dell’isola (Borgo Guarini, Baglio Sorìa, Pianoro Cuddìa, Dàgala Borromeo, Cavanera Etnea e Calamoni di Favignana) dal 2010 tutte in regime biologico, 40 etichette, 4.500.000 bottiglie prodotte l’anno, destinate per il 45% ai mercati esteri, Firriato è da oltre 20 anni impegnata sul fronte sostenibile. Un approccio sistemico che tocca la pluralità delle risorse che compongono il quadro della sostenibilità: acqua, suolo, aria, vigneto, energia, biodiversità e utilizzo dei materiali in vigna come in cantina. 

“Il mondo del vino vanta un’infinità di variabili: e se per realizzare, che so, copertoni sostenibili conta poco il luogo di produzione, al contrario posizione geografica, terreni e condizioni pedoclimatiche influiscono profondamente sul prodotto”, sottolinea ancora il manager. “E il vino è il frutto del rapporto tra fisiologia della vite e l’ambiente in cui si sviluppa: la chiave di tutto sta quindi nell’uso responsabile delle risorse naturali”. Ecco dunque attraverso l’impiego di una serie di best practice documentate, il controllo dell’erosione dei suoli, la corretta gestione delle acque (con la certificazione Water Footprint), l’efficientamento energetico, l’utilizzo in cantina di più del 90% di materiali provenienti da processi di riciclo. Ma anche la misurazione della biodiversità vitivinicola: visto che le aziende Firriato vantano 40 biotipi diversi di vite e 15 vitigni reliquia, “alcuni dei quali, presenti sull’Etna, hanno un DNA sconosciuto e non sappiano ancora di chi siano parenti”. 

Ma non basta: a conferma dell’impegno sostenibile, Firriato nel 2019 ha ottenuto, prima cantina in Italia, il riconoscimento Carbon Neutral: grazie ad un percorso che ha condotto nel 2017, previe opportune misurazioni, prima ad abbattere del 40% le emissioni di gas serra sviluppate nell’intero processo produttivo, dal vigneto alla bottiglia. E poi a compensare (come previsto dal Protocollo di Kyoto) le emissioni residue, effettuando piantumazioni certificate in aree delle foreste pluviali di paesi ad economia emergente: portando così a zero il bilancio delle proprie emissioni. 

Un iter virtuoso per valorizzare prodotti e fatturato? “Questa attività non è finalizzata a obiettivi di marketing”, precisa ancora il manager. “Il vino si fa grazie al clima e alla biodiversità e ci siamo resi conto, analizzando i dati, che il clima è cambiato a causa dell’uomo. Quindi la sostenibilità non è più un impegno ma un dovere che andrebbe quasi imposto per legge. Ognuno deve fare la sua parte: se io salvaguardo la Sicilia non è che il ghiaccio smette di sciogliersi. Ecco, piuttosto che vendere più bottiglie, mi piacerebbe diventare un esempio per le altre cantine: e dire loro che la strada c’è, difficile, ma misurata e misurabile”. 

Ma in una vendemmia 2020 andata oltre le aspettative, dove la sostenibilità ha dato particolari soddisfazioni? “Beh, con un clima xerico-semidesertico come quello di Pianoro Cuddìa, tra Trapani e Salemi, fare agricoltura a stress idrico controllato (e cioè senza irrigare) inizia a essere più difficile”, chiosa Lombardo di Monte Iato. “Ma noi cercavamo un posto dove le vigne di perricone riuscissero a dare determinate caratteristiche…”. Caratteristiche alla fine vincenti: visto che il Ribeca 2015, perricone in purezza, si è aggiudicato i Tre Bicchieri 2021 del Gambero Rosso. La sostenibilità, premiata, ringrazia.

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EFA News - European Food Agency
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