It does not receive public funding
Editor in chief:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram

Coronavirus rivoluziona le filiere produttive

Aumenterà vendita di prodotti made in Italy nel nostro Paese, secondo studio Alvarez&Marsal

Il covid rivoluziona le filiere produttive e in Italia nei prossimi 12 mesi si venderanno fra i 3 e i 4 miliardi di Euro di prodotti Made in Italy in più, con una riduzione dell’import del quasi 3,5%. La pandemia, infatti, porterà alla riorganizzazione dei modelli produttivi e delle catene di approvvigionamento e l’effetto di questa rivoluzione si leggerà su produzione e consumi. Questo è ciò che emerge dal nuovo report della società di consulenza Alvarez&Marsal, svolto in collaborazione con Retail Economics, sulle 30 principali catene di distribuzione presenti in 6 paesi europei (Italia, Francia, Inghilterra, Spagna, Germania e Svizzera).

“Dopo un iniziale momento di difficoltà , molti rivenditori si sono domandati come progettare catene di fornitura più intelligenti e più affidabili” commenta Alberto Franzone, managing director della società per l'Italia. La ricerca ha evidenziato come il 70% delle catene europee abbia ritenuto necessario rivedere la propria supply chain proprio alla luce dei cambiamenti generati dalla pandemia. Dall’indagine emerge come il 55% dei rivenditori abbia già iniziato a diversificare i fornitori e nei prossimi 12 mesi il 53% di loro cambierà le rotte di rifornimento, mentre il 46% prediligerà una politica di near-shoring e cioè di riavvicinamento delle fonti di approvvigionamento. 

In questa grande fase di riorganizzazione emerge nei piani post-pandemici dei retailer una spinta verso l’on-shoring, il riportare all’interno dei confini nazionali l’intera o una parte prevalente della filiera di produzione. “Una prospettiva interessante, ma che si scontra con numerose barriere che rischiano di incidere sul valore finale del bene e quindi sul futuro equilibrio domanda-offerta”, commenta Franzone. Parliamo di costi più alti, riconosciuti come il principale deterrente dall’86% delle catene di distribuzione europee, insieme alla mancanza di specializzazione (77%). 

Secondo il report, infatti, a influire sul modo in cui le catene si organizzeranno nel prossimo futuro intervengono anche altri fattori. Il 69% dei rivenditori europei è convinto che le tensioni e i crescenti vincoli commerciali internazionali influiranno anche in futuro richiedendo cambiamenti nelle catene di approvvigionamento. Un discorso a parte va fatto per la sostenibilità. Interrogati sull’importanza di scegliere una fonte di approvvigionamento interna per ridurre gli impatti ambientali il 63% dei consumatori italiani si dichiara disinteressato, contro il 23% dei francesi e il 26% dei tedeschi. “È chiaro il made in Italy per noi ha un diffuso valore culturale e economico, ma non siamo ancora fortemente sensibilizzati sui temi specificatamente ambientali”, sostiene Franzone. 

Attachments
hef - 14689

EFA News - European Food Agency
Similar