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CLARA MOSCHINI

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Il tempio della dieta mediterranea

Una nuova iconografia per i primi 10 anni patrimonio dell'Unesco

Oggi 16 novembre la dieta mediterranea compie i suoi primi 10 anni come Patrimonio Immateriale dell’Unesco. Scoperta nel corso di uno studio scientifico negli anni 50 come comune denominatore dei paesi di coltivazione degli ulivi intorno al mar Mediterraneo, in particolare Grecia, Creta e sud dell’Italia, da subito alla dieta viene riconosciuta la capacità di abbassare, in quella zona geografica, anche di 2-3 volte l’incidenza delle malattie cardiovascolari, rispetto all’Europa settentrionale e agli Stati Uniti d’America. 

 Nel corso degli anni attorno alla dieta mediterranea si sono creati miti e leggende che spesso ne hanno offuscato alcuni messaggi fondamentali. Giuseppe Pulina, presidente dell’Associazione carni sostenibili, ha commentato: "È giunto il momento per tornare a raccontare la dieta mediterranea come un insieme di aspetti materiali e immateriali, dove l’insieme conta più del singolo elemento”. Nasce così il “Tempio della dieta mediterranea”. Riconosciuto modello architettonico, il tempio diventa l'emblema di questo stile alimentare, riunendo alla base i suoi aspetti sociali e ambientali e sulle colonne le 4 categorie alimentari: carboidrati, frutta, verdura e proteine. Un'evoluzione grafica e concettuale della rappresentazione piramidale, una rinnovata iconografia per raccontare come al di là del bilanciamento di nutrienti, la dieta sia anche convivialità, cura della tradizione, rispetto della stagionalità dei cibi, tutela per la biodiversità, attenzione alla salute e cultura.

Questo modello alimentare non è un concetto statico, ma una forza in continua trasformazione che muta con il mutare dei tempi. Se da una parte sono veri i rimandi all’antica Grecia, dall’altra “l’abbondanza frugale” che la caratterizza non arriva a noi immutata dall'antichità ma è frutto di commistioni, di evoluzioni culturali e sociali, di continue scoperte, anche geografiche. L’America, l’Asia contribuiscono, al pari dell'Africa e dell'Europa, al suo sviluppo. Basti pensare che alimenti come mais, patata, pomodoro, arachide, ananas, peperone, peperoncini, cacao, zucca, tacchino arrivano nelle cucine mediterranee dopo la scoperta dell'America. Si attenderà fino al 600 per le “nuove droghe”: caffé, the, cioccolato e le acqueviti che in quel periodo si diffondono con il nome di “spirito di vino”. Bisogna arrivare fino al 1692 per la primissima salsa detta “alla Spagnuola” e fino a metà dell'800 per le ricette di pasta al pomodoro. 

Conclude Pulina: "Anche la carne rappresenta un alimento fondativo presente costantemente, nel corso dei millenni, nelle elaborazioni culinarie dei popoli mediterranei i quali, oggi, custodiscono un archivio sterminato di piatti, usi e costumi legati a questo prezioso cibo”.

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EFA News - European Food Agency
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