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CLARA MOSCHINI

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Covid, il grido d’allarme dei caffè storici

Fipe-Confcommercio: “a rischio un patrimonio nazionale”

Tra le attività maggiormente penalizzate a seguito dell'emergenza coronavirus e dalle restrizioni governative, ci sono i caffè nati tra il XVIII e il XX secolo lungo tutta la penisola. Luoghi d’incontro per artisti, intellettuali e politici che, seduti ai loro tavolini, tra un espresso e un amaro, hanno letteralmente scritto pezzi della nostra storia recente. “Da Roma a Venezia, da Firenze a Napoli, il crollo dei flussi turistici sta mettendo in ginocchio queste attività", sottolinea Aldo Cursano, vicepresidente vicario di Fipe-Confcommercio (Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi). "Questi non sono soltanto locali ma veri e propri monumenti: un patrimonio materiale e immateriale del nostro paese che, come tale, è interesse di tutti quanti tutelare e difendere. Ecco perché è essenziale creare un fondo ad hoc per sostenere i caffè storici e prevedere una fiscalità dedicata che consenta un abbattimento della tassazione locale, tari e suolo pubblico, e nazionale”.

Marco Valenza, titolare di Paszkowski e Caffè Gilli, locali storici nel cuore di Firenze, spiega: "Oggi come oggi i nostri due caffè perdono complessivamente l’80% di fatturato. Il 90% della nostra clientela è sempre stata composta da turisti, italiani e stranieri, che attualmente sono impossibilitati a spostarsi. Ciò che però rende insostenibile la crisi sono i costi: da un lato abbiamo la responsabilità di 95 dipendenti e delle loro famiglie. Dall’altro dobbiamo fare i conti con gli affitti”. Una situazione che accomuna buona parte dei caffè storici, i cui locali sono vincolati dal ministero dei Beni culturali e questo rende necessario, per ogni tipo di intervento, ottenere il nulla osta della soprintendenza. "Quando si è deciso di abbattere l’Imu su questo tipo di edifici, ne hanno beneficiato i proprietari, ovvero chi vive di rendita, non certo chi li valorizza con il proprio lavoro quotidiano”.

Raffaele Alajmo, titolare di diversi locali di Venezia, sottolinea: "Il nostro plateatico è passato da 240 a 110 posti. I mesi estivi sono stati però solo una breve parentesi in mezzo a un anno che ci ha visto perdere l’85% dei volumi d’affari”. Nessuna sorpresa visto che solo l’1-2% dei veneziani frequenta il locale a fronte di un 98% di turisti. Un mondo che, quando tornerà, sarà comunque molto cambiato. Ecco perché noi dobbiamo aprire una discussione sul futuro dei caffè storici: come potremo risultare attrattivi tra 10 anni per gli under 30? Come potremo rendere sostenibile il nostro modello di business se prima non riusciremo a ridurre costi fissi e vincoli?”, conclude Alajmo.

Una riflessione di lungo periodo da avviare al più presto per dare un futuro ad attività che danno lavoro a migliaia di persone e garantiscono qualità all’offerta enogastronomica e turistica nazionale.

hef - 14810

EFA News - European Food Agency
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