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CLARA MOSCHINI

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De Cecco sotto inchiesta, nessuna replica dall'azienda

Grano di origine francese sarebbe stato spacciato per italiano

La bufera si è abbattuta sul terzo produttore di pasta in Italia, ma sul sito della De Cecco l'ultima notizia riguarda il rinnovato contratto di sponsorizzazione della Juventus. Nessuna replica alla notizia che il gruppo è stato messo sotto inchiesta dal Pm Giuseppe Falasca della Procura di Chieti. con l’accusa di aver indicato come pugliese grano proveniente dalla Francia. L'azienda è accusata con ipotesi di reato di frode in commercio e sono stati emanati tre avvisi di garanzia nei confronti di Filippo Antonio De Cecco, presidente, Mario Aruffo, direttore acquisti, e Vincenzo Villani, ex direttore controllo qualità che, secondo Il Fatto Quotidiano (che la svelato l'inchiesta), avrebbe lasciato l'azienda a maggio. Perquisita, infine, la sede di Fara San Martino del Gruppo alimentare, con comprensivo sequestro di materiale informatico e posta elettronica. L'indagine sarebbe partita da una denuncia contro ignoti sporta il 28 maggio scorso ai Nas di Latina.

De Cecco era già finita qualche mese fa sotto la lente d’ingrandimento da parte delle autorità competenti. A gennaio 2020, l’antitrust aveva già ritenuto fuorvianti ed ingannevoli le informazioni sull’origine del grano (proveniente anche da Canada, California e Arizona) del gruppo alimentare. L'azienda è stata costretta ad apportare tempestivamente modifiche alle etichette nonché al proprio sito. Nello specifico: sulle confezioni di pasta è stata imposta la rimozione delle diciture "Metodo De Cecco", "ricetta da oltre 130 anni", "Made in Italy", e la bandiera italiana. A queste è subentrata la scritta: “I migliori grani italiani, californiani e dell’Arizona”. Tale provvedimento ha di fatto creato un precedente in quanto l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha esteso i doveri di un produttore non solo nei confronti della semplice osservanza delle norme contenute nel regolamento Ue 1169 del 2011 (obbligo di indicazione origine grano duro in etichetta) ma, nel caso in cui venga messa sotto i riflettori l’italianità del prodotto sulla confezione, “si rende necessario controbilanciare tale enfasi con una più evidente e contestuale indicazione dell’origine del grano”, specifica l'Agcm.

L’obbligo di indicare la reale origine del grano impiegato nella pasta è scattato in Italia il 13 febbraio 2018, quasi 3 anni fa, sotto la spinta della Coldiretti. La produzione di grano duro nazionale per la pasta nel 2020 secondo l’Istat si colloca a 3,76 milioni di tonnellate con le importazioni che rappresentano attorno al 25%, una percentuale in riduzione negli ultimi anni. Con record del 29% degli acquisti di pasta made in Italy che utilizza solo grano nazionale "è necessario fare al più presto chiarezza sull’ipotesi di reato di frode in commercio contestata dalla Procura di Chieti alla De Cecco a Fara San Martino", è quanto afferma Coldiretti in riferimento a notizie apparse sulla stampa oggetto di accertamento. "La De Cecco è il terzo produttore italiano di pasta, dalle cui scelte di acquisto dipende molto del lavoro di diverse aziende agricole nazionali", conclude l'Associazione.

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EFA News - European Food Agency
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