It does not receive public funding
Editor in chief:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Pinoli, futuro del mercato sempre più nel Far East

Besana fa il punto su consumi e produzione mondiale

Durante l’ultima edizione dell’annuale Nut Fruit Conference, il congresso mondiale sulla frutta secca organizzato da Inc (International nut & dried fruit council), Riccardo Calcagni, Ceo del Gruppo Besana attivo a livello mondiale nella produzione, nella lavorazione e nella commercializzazione della frutta secca ed essiccata, ha messo in luce l'attuale situazione della produzione e del consumo di pinoli e ha espresso previsioni per il futuro. 

Nel 2004 i paesi del Mediterraneo producevano complessivamente circa 5.500 tonnellate di pinoli sgusciati. Nel 2010 i quantitativi erano già calati a 5.100 tonnellate, ma il tracollo c’è stato proprio in quell’anno, quando il Leptoglossus occidentalis (noto anche come “cimice dei pini”), importato dalle Americhe, ha cominciato a diffondersi, tanto da dimezzare in un solo anno la produzione che nel 2011 è arrivata a 2.395 tonnellate. A questo flagello si è poi aggiunto quello degli incendi, che sono proseguiti in tutti questi anni causando ulteriori cali di produzione. Nel 2013, ad esempio, abbiamo registrato in tutto il bacino del Mediterraneo solo 950 tonnellate di pinoli. Nel 2019, la produzione si è attestata sulle 2.040 tonnellate, ma per il prossimo anno i quantitativi sono previsti in calo: 375 tonnellate dalla Turchia (anziché le 800 dell’ultimo anno), 350 dall’Italia (anziché le 650 del 2019), 300 dalla Spagna (l’unica in risalita, dalle 250 dell’ultimo raccolto) e 100 dal Portogallo (anziché 300).

Calcagni evidenzia che dal 2010 al 2020, i prezzi sono aumentati fino al 136%: da 28 a 66 Euro al chilo. “Data questa situazione il mondo dell’industria dei pesti si sta muovendo sostanzialmente su due binari: da un lato sta riducendo i quantitativi di prodotto nelle confezioni, sostituendolo ad esempio con gli anacardi, dall’altro sta acquistando sempre più prodotto dal lontano oriente”. Come ha rilevato Calcagni nel lontano oriente il prodotto non manca, ma i blocchi logistici ai confini imposti dalla Cina per via della pandemia, non danno troppe certezze ai produttori. Nello specifico, in Asia i maggiori paesi produttori sono Russia, Cina e Corea del Nord, che sempre a livello di pinoli sgusciati potrebbero passare, nel giro di un solo anno, rispettivamente, da 5.100 a 12.000 tonnellate, da 3.600 a 10.500, da 3.000 a 8.750. Afghanistan e Pakistan, dalle 1.500 tonnellate dell’ultima annata passeranno a 2.900 e 2.800 tonnellate, secondo la camera di commercio cinese per l’import e l’export. "A causa del Covid, potrebbero esserci ritardi sia nella lavorazione finale del prodotto, sia nella sua distribuzione sui mercati di tutto il mondo".

Sul fronte dei consumi si è evidenziato come l’aumento dei prezzi dei pinoli mediterranei abbia generato un progressivo calo della domanda che nel corso dell’ultimo anno è stato aggravato dall’emergenza sanitaria, che ha impattato fortemente l'industria dei gelati, il settore della ristorazione e il consumo di pinoli “on the go”, dato il numero crescente di lavoratori in smartworking. Il calo dei consumi fuori casa è stato compensato solo in parte dalla crescita dell’home baking. Le misure anti-contagio imposte dai governi nazionali hanno spinto infatti un numero sempre crescente di persone a cucinare presso le proprie abitazioni e il pinolo mediterraneo risulta un ingrediente particolarmente apprezzato per le ricette fatte in casa.

hef - 15196

EFA News - European Food Agency
Similar