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CLARA MOSCHINI

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Nei giorni di festa niente regali nei centri commerciali

Le associazioni del commercio si chiedono: "Perché?"

Ancc-Coop, Ancd-Conad, Cncc (Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali), Confimprese, Confcommercio e Federdistribuzione esprimono preoccupazione per le implicazioni che le nuove limitazioni contenute nel Dpcm avranno sui dei punti vendita presenti nei centri commerciali. Due sono i principali effetti negativi di questa misura secondo gli operatori: in primo luogo, la chiusura dei punti vendita non alimentari dei centri commerciali nei giorni festivi e pre-festivi del periodo natalizio è una grave limitazione al servizio dei cittadini, "una misura contraddittoria rispetto all’obiettivo della prevenzione sanitaria, anche solo per l’inutile aggravamento degli assembramenti che si creeranno negli altri giorni e nei centri cittadini, oltre a creare un serio danno per migliaia di operatori", commentano le associazioni. Il secondo elemento è l’incertezza generata dalle interpretazioni restrittive delle attività di vendita dei supermercati e ipermercati nei centri commerciali con il divieto di vendere prodotti non alimentari presenti sugli scaffali, limitando l’accesso a beni di prima necessità quali assorbenti femminili, pannolini per bambini, carta igienica, prodotti per l’igiene personale o per la cura della casa.

Le associazioni del commercio chiedono quindi con urgenza un intervento di modifica delle norme contenute nel Dpcm, eliminando le limitazioni agli esercizi che operano nei centri commerciali. "Un intervento che produrrebbe un vantaggio per i consumatori, per le imprese e per la salute pubblica, riducendo il rischio degli assembramenti".

A tal proposito hanno avviato la campagna con una pagina pubblicata sui quotidiani: "Nei giorni festivi e prefestivi di dicembre non si possono comprare i regali di Natale nei centri commerciali. Perché?". Nel manifesto condiviso dalle associazioni si legge: "I negozi dei centri commerciali sono sicuri quanto quelli dei centri cittadini. Per garantire la sicurezza, abbiamo investito su tutti i nostri 40.000 punti vendita, con l'aiuto e il massimo impegno di chi ci lavora. Perché, allora, si toglie alle persone il diritto di scegliere dove andare a fare i propri acquisti? Le misure imposte dall'ultimo Dpcm sono contraddittorie e non le condividiamo. Chiediamo con urgenza un intervento di modifica delle norme per assicurare la sopravvivenza dei punti vendita presenti nei 1.300 centri commerciali in Italia, che danno lavoro a 780.000 persone".

hef - 15352

EFA News - European Food Agency
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