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CLARA MOSCHINI

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Ubri (brand ristorazione) chiede la partecipazione al tavolo sul decreto ristori

L'Unione: "Basta misure inefficienti, abbiamo le soluzioni"

Ubri, l’unione dei maggiori brand della ristorazione Italiana, definitivamente delusa per l’assenza di azioni proattive da parte del Governo, rispetto alla natura affatto efficace dei decreti ristori, chiede con una lettera inviata al ministro dello sviluppo economico e al premier Giuseppe Conte di partecipare al tavolo dei tecnici per condividere, all’interno del decreto ristori 5, le misure ormai imprescindibili da adottare, per sostenere fino alla ripresa, uno dei settori più rappresentativi dell’economia italiana. 

I pillar dell’agenda Ubri per il sostegno alla ristorazione italiana di brand sono i seguenti: In merito alle locazioni, l'attuale negoziazione ad personam non è più praticabile, serve una norma di legge che incentivi i landlord a scontare i canoni e stabilisca criteri per gli sconti minimi da applicare. Per il delivery occorre contrastare la gestione selvaggia ultimamente affermatasi, di scontistiche cosiddette promozionali imposte dalle società di delivery che vanificano del tutto i ricavi e rendono la concorrenza fra brand ai limiti del consentito. Quando l’emergenza sanitaria indica come unico introito per la ristorazione quello derivato dal delivery non si può più, evidentemente, considerare tale servizio alla stregua di una campagna di comunicazione del brand. Serve una norma che definisca il cap dei fee e poter convertire parte di tali commissioni in credito di imposta per i ristoratori. 

L'Unione continua affermando che la maggior parte della ristorazione di brand vive sull’esperienza in store che si consuma principalmente nel fine settimana o alla sera. Partendo dal presupposto che non c’è dato scientifico che leghi la diffusione del contagio alla frequentazione di locali che rispettano le regole tant’è, per Ubri serve sedersi al tavolo con il comitato tecnico scientifico e valutare assieme le soluzioni in sicurezza per la convivenza responsabile con il Covid. Ubri suggerisce la prenotazione obbligatoria e la frequentazione esclusiva del proprio quartiere/isolato, per promuovere unicamente la ristorazione vicino a casa (stesso criterio utilizzato per i runner). Tale modalità è oltretutto tracciabile e dimostrabile, attraverso le prenotazioni e le ricevute fiscali rilasciate dai ristoranti. 

Capitolo centri commerciali. Demonizzati come luoghi di assembramento sono in realtà già da tempo provvisti di tutti i presidi che garantiscono il distanziamento sociale, con rilevamento ingressi e contestuale chiusura delle porte, già presenti in tutte le catene. Serve che i centri commerciali possano pertanto restare aperti, con ogni accorgimento di sicurezza, durante i week end, eventualmente con prenotazione obbligatoria e l’esibizione su richiesta di prenotazioni e scontrini. In merito al lavoro, l'Unione sostiene non sia più praticabile il rinnovo a singhiozzo della cassa integrazione, che non permette una corretta pianificazione delle presenze: serve intervenire urgentemente dando da subito la possibilità di usufruire della cassa integrazione fino al 30 giugno 2021, con lo sgravio contributivo fino a marzo per tutte le risorse operative, lo sgravio fiscale di 1 anno per i nuovi assunti e il ripristino delle forme di voucher per consentire maggiore flessibilità in questa fase di grande imprevedibilità. 

Secondo Ubri le imprese della ristorazione e del turismo sono quelle che stanno pagando il prezzo più alto della pandemia: serve la valutazione di un cosiddetto anno bianco a livello fiscale e tributario per questi settori, ovvero si devono rendere libere le diverse regioni e i comuni di abilitare la deroga ad alcuni tributi quali Tari e Cosap. Infine, "avendo rilevato un ingiustificato aumento dei prezzi sia relativamente ai prodotti che soprattutto del packaging, serve la costituzione di uno specifico organo di vigilanza che verifichi l’effettiva liceità degli aumenti".

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EFA News - European Food Agency
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