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CLARA MOSCHINI

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Chinottissimo, la riscossa di una bibita italian(issima)

Esclusivo. L’azienda di Simone Neri rilancia le ricette di famiglia, e punta al mercato russo

In principio fu il chinotto. E cioè una bevanda a base di infuso, per l’appunto, di chinotto, agrume tra i meno noti ma dalle spiccate capacità digestive e antinfiammatorie. Messa a punto nel dopoguerra, quando lo zucchero scarseggiava (e la saccarina mal si prestava allo scopo), da Pietro Neri, brillante venticinquenne impegnato con la famiglia nella produzione di bibite e ghiaccio al Mandrione, zona sud di Roma. Bevanda che negli anni ’50-’60 conobbe uno straordinario boom commerciale, contrastando l’invasione delle prime cole grazie al suo gusto piacevolmente amarognolo. E ad una ricetta con ben 8 erbe (arancia dolce e amara, rabarbaro, aloe, biancospino, menta, genziana e chinotto) graditissima al grande pubblico: che imparò a memoria il proto claim “non è chinotto se non c’è l’8” lanciato dallo stesso Neri, ormai Commendatore, e declamato a gran voce nei Caroselli. 

40 milioni di bottiglie dopo (nel frattempo erano nate la Gassosa, la Spuma, l’Aranciosa e il Limoncedro), una cessione sofferta e 50 anni più tardi, il chinotto – originario - torna alla ribalta di wine bar e enoteche ma con un suffisso in più: e cioè un superlativo assoluto che lo trasforma in ChinottISSIMO. Fortemente voluto dal primo nipote di Pietro, Simone, che nel 2000, rimboccatosi le mani, ha rilanciato la bibita nel segno della qualità a 360°. “La mia famiglia vendette il marchio ma non la ricetta originale”, spiega l’imprenditore, oggi presidente della Chinottissimo PNeri srl, “che è sempre rimasta di nostra proprietà, vero segreto dell’antico successo. Così, all’epoca grazie anche al nonno, abbiamo deciso di riproporla ma con uno sprint in più: e cioè aggiungendo 53 estratti di erbe officinali (tra cui l’achillea, il ribes nero e il ginseng) che esaltano il sapore del chinotto, conferendogli maggior fragranza e un gusto rétro. Il risultato? Un prodotto straordinario. Al punto che alle fiere ho sempre dovuto girare con i fazzoletti: perché le persone più agée si mettevano a piangere nel riscoprire un sapore impresso nella memoria”. 

Superati gli iniziali disagi, l’operazione Issimo decolla: e la produzione cresce, con un fatturato che nel 2015 supera i 150mila Euro, per poi raddoppiare nel 2019, con un aumento del 56,78%, grazie anche al varo di altre 4 bevande (frutto sempre di ricette di famiglia) che completano la linea, fino a superare quota 1 milione e 500 mila bottiglie. Sempre sulla scia dei sapori d’antan arrivano infatti GassoSSIMA, ai limoni di Sicilia, ottima da sola ma ideale per “spezzare” altre bevande, LemonISSIMO, con il 12% di polpa di limone, ArancISSIMA, con il 20% di arancia rossa sanguinella, tutte senza coloranti e conservanti, e la SpumISSIMA, un simil - chinotto con meno erbe, più dolce e più simile alle cole, cugina della popolare spuma degli anni ’60, un tempo diffusissima nelle osterie. Che con le sue 300mila bottiglie si attesta buona seconda nella produzione, dietro le 500mila del ChinottiSSIMO. 

Alla qualità delle materie prime si abbina poi “un’acqua oligominerale naturale, non piatta, scelta dopo molte verifiche”, spiega ancora Neri, “che scorga dalla Sila, in Calabria, dove oggi abbiamo gli stabilimenti. Perché l’acqua per le bibite è importante e rappresenta il 90% del prodotto”. Confezionato peraltro sempre in bottiglie di vetro e con etichette in pvc in alta definizione tutte diverse tra loro. 

Non pago dei successi (ChinottISSIMO viene inserito nel paniere dei Prodotti di Eccellenza della Regione Lazio e nel circuito delle Botteghe Storiche di Roma) nonché del titolo di Cavaliere del Commercio per aver riproposto una ricetta storica, protagonista del rilancio di Roma nel dopoguerra, Neri nel 2019 si inventa un amaro alcolico a base di chinotto, realizzato con un mix segreto di erbe spontanee del Parco Nazionale d’Abruzzo, in edizione limitata e millesimata: è l’Amaro Neri, che subito spopola tra i mixologist, nelle drink list e vendite on line. Contribuendo, con i suoi 160mila E di fatturato, a sostenere la giovane azienda nell’annus horribilis 2020. 

Certo, i fasti degli anni ’60 sono lontani. “Ma il mercato oggi è diverso, saturo di soft drinks”, precisa Neri. “Noi però realizziamo bevande naturali tipicamente italiane, non commerciali, destinate a un consumatore attento alla salute e alla qualità. Insomma miriamo a distinguerci. E se non fosse stato per la pandemia, eravamo sulla rampa di lancio, pronti a triplicare il fatturato: il nostro potenziale produttivo è enorme, potendo arrivare anche a 1 milione di bottiglie a settimana. Mentre oggi procediamo a scartamento ridotto, con 100mila pezzi al mese. E con la comunicazione virata sulla radio e le vendite slittate sulle consegne a domicilio e l’on line”. 

Chi ha ben seminato in passato raccoglie oggi però i suoi frutti: è di questi giorni infatti l’accordo con la Russia per un export pari a un milione di Euro In tempi di embargo, un grande successo per le bibite di nonno Pietro.

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EFA News - European Food Agency
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